Le beatitudini laiche

voltaghiara

 L’immagine che è stata scelta quest’anno per rappresentare la nostra Sagra della Giareda è un prezioso dipinto di Palma il Giovane, l’Adorazione dei Magi, del 1608. Proprio quest’anno compie 4 secoli, era stato donato alla Basilica della Ghiara dalla corporazione dell’Arte della Seta reggiana.

Nel dipinto, negli artigiani e mercanti che vi sono ritratti, vi è una ambizione di beatitudine “laica”, di partecipazione all’evento teologico all’adorazione pur non essendo Magi o angeli. E, mi consenta monsignor Marmiroli di invadere un po’ il suo campo, riproponendo una beatitudine laica. Infatti questi artigiani paiono volerci dire che attraverso il loro lavoro essi partecipano anche ad eventi eccezionali più grandi di loro. Il lavoro non è una condanna ma un mezzo di progresso umano”.

Il lavoro è un valore fondante della nostra Repubblica come recita l’articolo 1 della Costituzione, una beatitudine, una felicità della nostra società. Un diritto che deve essere tutelato e una ricchezza che deve ritornare al centro della nostra attenzione di genitori e di amministratori.

Beati quelli che lavorano perché lavorando edificano la loro e la nostra casa comune. Abbiamo bisogno di un lavoro onesto, libero che costruisce, che edifica la nostra città.
Rischiamo di produrre ‘indifferenza morale’ con i nostri stili di vita, rischiamo che i nostri ragazzi vogliano tutti diventare ballerine o cantanti o calciatori. Diamo una nuova reputazione sociale al lavoro. Diciamo che una vita serena e felice è anche frutto del lavoro, che richiede fatica.
Diciamo a noi stessi ed ai nostri giovani quanto ci si sente orgogliosi quando si può dire “questo l’ho fatto io” o “questo ragazzo l’ho educato io a scuola”. Quando il nostro lavoro è utile agli altri – e tutti i lavori lo sono dal più umile al più visibile – .

La laboriosità, il saper fare dei reggiani è proverbiale. Non a caso nella Basilica della Ghiara il primo quadro che è stato donato è stato un quadro voluto da lavoratori, che ritrae lavoratori.

A Reggio oggi vengono da tutto il mondo per trovare lavoro.
La comunità reggiana vuole sempre intraprendere, lavorare. Sa che l’ozio è il nemico della società – oltre che dell’anima -.
Per questo motivo nell’articolo 4 della Costituzione viene riportato che “ogni cittadino ha il dovere di svolgere secondo le proprie possibilità e la propria scelta un’attività che concorra al progresso materiale o spirituale della società”. Per questo è cosi importante impegnarci ogni giorno perché il lavoro non sia per nessuno umiliazione o pericolo di vita come purtroppo spesso accade anche nella nostra comunità”.

 E anche qui dovremmo dire beati quelli che educano a essere felici, quei genitori che amano i figli che insegnano loro ad avere fiducia nelle loro capacità, a compatire i propri errori ed anche quello altrui, ma educano sempre a cercare di migliorarsi. Le famiglie ci aiutano ad avere rispetto degli adulti e soprattutto degli insegnati e a cercare l’amicizia come valore più grande per un ragazzo, più del successo o della competizione.

Beati coloro che educano ad amare la città i suoi luoghi, le sue feste, le sue piazze e educano a sentirsi parte di questa comunità. Ognuno di noi da bambino è stato portato alla Giareda, dove ha imparato a sentirsi parte di qualcosa: parte della comunità reggiana”.

“Da ultimo vorrei richiamare l’armonia che vi è in questo quadro in questa scena, in questo “gran teatro del mondo” come chiamavano gli autori del Seicento il loro tempo, ricco di fermenti, diversità e talenti, il tempo della edificazione della Basilica della Ghiara. E’ l’armonia della festa. Come quella che viviamo noi oggi.

Non dobbiamo vergognarci di fare festa, perché è un modo sano e autentico di stare insieme. Perché la festa duri oltre la Giareda dobbiamo ogni giorno tessere relazioni con gli altri, intrecciarle con fatica e pazienza, come facevano i tessitori dell’Arte della Seta.
“Cosa è una città se non le persone”, constatava un altro grande del Seicento come William Shakespeare.
L’uomo non è fatto per stare solo. Le paure e gli agitatori delle paure vogliono isolarlo chiederlo in spazi privati, ma la relazione con gli altri è il suo destino.
Nel quadro di Palma il Giovane trovano posto diversi attori: lavoratori, Magi, angeli, mercanti… Nella nostra festa tutti possono trovare il loro posto e un momento di felicità, una felicità sobria e rispettosa degli altri”.

(8 settembre 2008)