Cittadine e cittadini, presidente Prodi, autorità tutte, caro architetto Calatrava,

siamo giunti a una giornata attesa, in cui quest’opera bellissima di ingegno mette definitivamente radici nella città e nella storia di Reggio Emilia, nella sua linfa e nel suo tessuto.

Veniamo da giorni cruenti, per i gravissimi fatti avvenuti al Tribunale che hanno colpito profondamente la nostra comunità. Fatti ai quali Reggio ha reagito con dolore e attenzione – come è nelle sue corde – e che ci hanno portato, per solidarietà, a tenere un profilo più semplice per questa giornata, in cui abbiamo deciso di ritrovarci insieme per illuminare e inaugurare queste strutture.

Abbiamo seguito giorno per giorno la nascita delle Vele, nel lavoro paziente delle maestranze, così come seguiremo le altre che torneranno, per il completamento di questo parco progetti, unico in Europa, con la costruzione della stazione mediopadana.
Migliaia di reggiani, grazie alla struttura voluta dal Comune, Km 129, hanno seguito con interesse e curiosità i cantieri fin dall’inizio nel 2004, con la stessa emozione che si prova davanti a uno spettacolo dal vivo: una diretta continua con le webcam, 3.400 visitatori ai lavori, 63mila accessi alle mostre, più di 45mila i contatti al sito. Cosi la curiosità è divenuta partecipazione; il progetto si è trasformato in un opera collettiva come solo la nostra comunità sa fare

139.jpgOgni giorno un po’ di più abbiamo preso confidenza con queste opere, creature della Grande Pianura del XXI secolo,
ogni giorno le abbiamo fatte più nostre
eppure non si può provare – ogni volta, quando ci appaiono mentre arriviamo dall’autostrada, o quando le scorgiamo dalle colline – meraviglia.

Sono opere bellissime e sono Reggio.

Lo avete visto, arrivando qui, lo si avverte benissimo anche ora:
attraversando questi ponti, passando al di sotto di questi archi e queste vele, così come avviene ed è avvenuto nelle nostre piazze medievali, non percepiamo solo l’esistente, ma anche una dimensione ulteriore, una idealità che ci proietta verso un altrove di orizzonti più ampi.

L’architettura non è semplicemente costruire IN UN luogo, ma è lo strumento per costruire QUEL luogo, per concorrere a definire un nuovo equilibrio tra l’uomo e l’intorno.
Con questa opera, in tutta la città e in tutto il territorio si riflette un desiderio per una migliore qualità del vivere, dell’abitare, degli spazi pubblici che fanno da tessuto alla vita di ciascuno. Quella vita quotidiana che rimane l’ oggetto primo del nostro interesse, la nostra passione politica. Una vita quotidiana fatta di luoghi di lavoro, di bambini negli asili, di strade e ponti da attraversare. Una vita quotidiana che viene penetrata dalla bellezza quando come oggi è veramente a disposizione di tutti, così come nelle piazze rinnovate del centro storico.
Queste opere sono Reggio e le sentiamo nostre, esattamente come il Duomo, la Ghiara, il teatro Valli.

035.jpgQuesto ponte supera oggi idealmente la frattura che da tanti anni è stata l’autostrada per la nostra pianura, e ciò che sarebbe ulteriormente stato con l’Alta velocità. Con i ponti e con l’ambientazione verde che accompagnerà queste opere con migliaia di pioppi cipressini, diamo nuovi segni al nostro territorio. Segni permanenti di bellezza e di uno sviluppo di qualità rispetto a come lo abbiamo conosciuto.

Sono opere che sottolineano anche un cambiamento di scala di Reggio Emilia.
Reggio ha già percorso altre volte nella sua storia passaggi epocali, segnandoli con opere apparentemente fuori scala, lanciando il cuore oltre gli ostacoli e ogni volta superando confini. Pensiamo alla Basilica della Ghiara nel Seicento, e nei secoli a seguire la Reggia di Rivalta il Teatro Municipale.

Ma innovare, crescere, aprirsi ad altri orizzonti, porta sempre con sé sentimenti ambivalenti.
C’è la speranza di riuscire, ma c’è anche la paura di non farcela, la paura di una città che si trasforma, la paura di ciò che è diverso e sconosciuto.
La paura blocca i sogni, costruisce recinti, fissa confini.
Vorremmo una città che continua a fare progetti per le generazioni che verranno, che abbatte recinti che attraversa confini.
Questo intendiamo fare del nostro capitale di risorse, di ricchezze, di eccellenze, di valori. Un investimento in qualità, in bellezza.

Queste vele bianche, che tanto impegno chiedono alle nostre comunità, parlano di noi, e sono già state assunte a segno e simbolo di un territorio di eccellenze, di bellezze profonde.
Eccellenze nate dalla concretezza dei reggiani, dalla fitta trama di azioni di privati, associazionismo e di enti pubblici, dalla loro capacità di compiere scatti in avanti, di affidarsi all’immaginazione e all’intelligenza per trovare risposte non scontate, reattivi alle istanze civiche, determinati contro le disuguaglianze e i soprusi, ancora desiderosi di affermare la giustizia e il benessere per tutti, forti nell’affrontare le ferite e nel ritrovare fiducia.

La Reggio di oggi – la Reggio che fa suoi questi ponti, e, in futuro, la stazione mediopadana e il nuovo casello autostradale, motori di una rigenerazione urbana ed economica – è la terra che cura e coltiva il primo fattore competitivo moderno, cioè il capitale umano.

I nostri servizi di welfare, i nostri asili sono famosi nel mondo credo perché si colga la passione verso l’ uomo che anima la nostra terra. Terra che vuole attrarre di più i talenti e i giovani, perché qui possano trovare un luogo dove esprimere la propria creatività, perché le case e le piazze di Reggio siano per loro un posto dove tornare volentieri alla sera.
Reggio nell’Emilia oggi potrebbe ben essere Reggio nell’Europa.
Non solo perché dell’ opera di oggi è artefice un cittadino d’Europa. Ma anche perché le città sono il vero laboratorio dell’Europa.
Sono le prime protagoniste di quella comunità nata sotto il segno della pace cinquant’anni fa, nel 1957, con i Trattati di Roma e la nascita dell’Unione europea, e a cui intitoliamo oggi l’asse attrezzato, alla presenza del presidente che ha guidato la Commissione a questo passo, in una tessitura coraggiosa ed insieme paziente.

Per questa prospettiva di bellezza, di qualità e di dialogo tra le città d’Europa e del mondo abbiamo bisogno di ponti.
Ponti tra le culture, le intelligenze, le persone.

Ho toccato con mano in Palestina nei giorni scorsi il muro che divide gente della stessa terra
Non di muri abbiamo bisogno, come disse il Papa nel 2003 in quella terra ferita, ma di ponti.
“Senza riconciliazione degli animi, non ci può essere pace” e questo vale per la nostra vita di ogni giorno, in scenari locali e globali.

E’ con questo orizzonte che guardiamo avanti, senza dimenticare di ringraziare tutti coloro che, a Reggio e non solo, hanno reso possibile oggi ammirare queste opere, completate in un tempo record:
· l’Amministrazione comunale precedente, per l’intuizione che ha avuto con il sindaco Antonella Spaggiari e l’assessore Giuseppe Davoli
· l’architetto Santiago Calatrava
· le maestranze gli operai della Rodano che vi hanno lavorato con perizia e in sicurezza;
· l’ingegner Carlo Chiesa, capoarea del Comune
· le nostre strutture, tra cui Kilometro 129, voluta dall’amministrazione per accompagnare le opere legate all’alta velocità, il responsabile ingegner David Zilioli e tutti i suoi giovani collaboratori
· l’impresa Cimolai
· Rfi e Tav
· la Regione e la Presidenza del Consiglio

A tutti e a quanti, con forme diverse, hanno creduto e ci hanno sostenuto nel perseguimento di questo obiettivo e per i prossimi che verranno, va il più sincero grazie.
Godiamoci oggi questi ponti e questa passeggiata e proponiamoci di tornarci, magari con altri giorni di festa per celebrare l’Europa e la nostra città. Questa comunità, questa città riparte da questo luogo di bellezza e di lavoro per una nuova sfida al futuro.

Un futuro che è nelle nostre mani, se sapremo tenerle unite ed insieme aperte verso gli altri.

Grazie