Discorso del Sindaco di Reggio Emilia Graziano Delrio in Consiglio comunale per l’adozione del Piano strutturale comunale (PSC).
Graziano Delrio“Andiamo ad adottare questo Piano strutturale comunale con cui abbiamo provato a lavorare su una città in cui è avvenuta una crescita tumultuosa, con l’aumento di 20mila abitanti in dieci anni, frazioni raddoppiate, una crescita urbanistica notevole, quasi doppia rispetto alle città vicine. Una città con il conseguente pericolo della perdita dei legami di comunità, della perdita di identità, che costituiscono molto di più la sicurezza dei cittadini città di quanto non lo facciano ronde improvvisate. Una città con gli spazi pubblici non adeguati all’aumento della popolazione, con sensibile aumento del traffico e quindi con una serie di domande che richiedono una risposta nuova”.“Abbiamo sempre detto che l’innovazione non è un giudizio sul passato ma è uno sguardo sul futuro.
E il futuro di questa città deve essere quello di una città europea come stili di vita. I nostri ragazzi girano per le città europee, prendono facilmente i mezzi pubblici, godono dei parchi, frequentano le piazze delle città europee.
Abbiamo bisogno di una città sempre più europea come stili di vita, come ricchezza pro capite, come opportunità, come innovazione, ma anche abbiamo bisogno di una città con fortissimi legami di comunità”.“Ringrazio l’assessore Ugo Ferrari e i suoi collaboratori, in primis l’architetto Campos Venuti che ci ha seguiti con la sua saggezza. Ringrazio perché questa è stata soprattutto una stagione partecipata. Un Psc condiviso, con quartieri, frazioni e forze economiche e sociali. Ringrazio moltissimo le Associazioni che hanno firmato un patto di consultazione permanente con l’Amministrazione, che hanno scommesso sul progetto di un’amministrazione aperta al dialogo e non chiusa sulle proprie idee. Una partecipazione che vuol dire 300 incontri e assemblee successive nei singoli quartieri.
Ora aspettiamo con molta calma. Crediamo che l’adozione del Psc sia un atto dovuto di responsabilità e serietà amministrativa di una città che è abituata a decidere e che non ha mai smesso di decidere.
Un atto su cui è giusto discutere, ma non depositarlo, non adottarlo sarebbe stato come venire a meno a un patto preso con elettori cinque anni fa.
Dopo ci sarà ancora tempo: per cui aspettiamo anche le altre associazioni, perché riteniamo che molte obiezioni di merito siano già superate”.“Con questa proposta abbiamo voluto provare a migliorare l’intero sistema urbano.
Troverete nel Psc tre linee strategiche. Ci sono “significati da ritrovare”: come le frazioni, i quartieri, i luoghi storici sul territorio. Abbiamo “significati emergenti”: come l’area Nord, riguardo la quale abbiamo studiato in questi anni come le stazioni dell’alta velocità possano condizionare lo scenario delle città, costituire opportunità o essere elemento di frattura. C’è “la città esistente da rigenerare”, soprattutto quella prima periferia intorno al centro storico, in cui i reggiani hanno abitato a lungo dagli anni Sessanta e che oggi presenta criticità di coabitazione con i nuovi arrivati e che ha bisogno di investimento forte in una nuova riqualificazione urbana”.“Questo è il piano della città pubblica, della città delle persone.
E’ un piano che invita non alla fuga verso spazi privati, ma alla centralità degli spazi pubblici. A Reggio non abbiamo mai segato le panchine, ma le abbiamo messe, per i nostri anziani, perché abbiamo bisogno di un’occupazione cordiale del territorio. Perché di fronte alla paura c’è bisogno di stimolare le relazioni tra le persone.
Sono le persone, quelle che abitano nelle nostre frazioni e nei nostri quartieri, che costituiscono le nostre vere ronde. Abbiamo bisogno delle scuole, di percorsi sicuri, degli oratori, dei campi sportivo. Di essere una città dove i bambini sono liberi, sicuri, si riappropriano dei loro spazi, si risentono cittadini, padroni di questa città.
Una città che si ritrova attorno ai suoi poli di eccellenza: i poli della cultura, fino ai poli di eccellenza tecnologici”.“E promuovere la qualità dell’abitare è anche un’occasione per rispondere alla crisi. L’investimento sulla qualità è l’investimento del futuro.
Non siamo ossessionati dal “quanto” si costruirà, ma interessati a “come” si costruirà. La scelta sulla riqualificazione, sui tanti spazi da ritrovare darà orizzonti nuovi anche alle nostre imprese.
E siamo interessati agli spazi produttivi per le nostre aziende. Nessuno può accusare questo piano di non essere interessato alle aziende. Questo piano è attento quello che Reggio è, con la sua vocazione manifatturiera. La scelta di due insediamenti produttivi di alto livello, prossimi alle infrastrutture maggiori, è scelta di qualità per tutto il territorio. E il completamento delle infrastrutture, dopo le sei tangenziali già realizzate, e l’accordo ormai concluso per la via Emilia bis con Regione, Anas e Provincia, permetteranno di liberare dal traffico pesante i nostri quartieri e la nostra città.“Siamo profondamente orgogliosi di quello che abbiamo fatto, non perché pensiamo che non sia migliorabile, ma perché pensiamo di aver messo al centro di questo piano il concetto chiave nostra amministrazione: le persone con le loro famiglie, i loro problemi e preoccupazioni.
Vogliamo restituire alla città, ai quartieri dove abitano le nostre famiglie, la capacità di essere luogo di sollievo, di riposo, di convivenza cordiale.
E, per chi mi seguirà nei prossimi anni, intendiamo programmare un mix sociale: non vogliamo più ghetti.“Contiamo di seguire questo piano per i prossimi cinque anni.
Dopo, non vi preoccupate: io prenderò la mia strada, perché io ho un mestiere e tornerò al mio mestiere.
Dopo – come dice il vicesindaco, che ringrazio per la grande serietà amministrativa – lasceremo lo spazio a una nuova generazione di amministratori, speriamo, che sapranno condurre questa città verso un’armonia nuova, diversa, verso l’armonia di una città che è la città dei primati.

In questi anni questa città, Reggio Emilia, è stata ed è la città dei primati: i primati sulle politiche educative e sociali, sulla raccolta differenziata, sulle connessioni wi fi, sugli investimenti educativi, sulle tariffe più basse per i rifiuti in Italia, sulle ciclabili, sugli investimenti in tantissimi settori.
Ma tutto questo da solo non fa la felicità della comunità.

La felicità della comunità sta nel fatto che non ci sono padroni nella città, che tutti partecipano in maniera corresponsabile alla sua costruzione, perché del contributo di tutti c’è bisogno.
E’ per questo che con grande orgoglio consegniamo questo lavoro, perché pensiamo risponda a questa esigenza di una città costruita con lo sforzo collettivo e con il contributo di tutti”.

(30 marzo 2009)