L’intervento durante l’inaugurazione della restaurata sinagoga di Reggio Emilia, in occasione della IX Giornata europea della cultura ebraica 

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150° Sinagoga di Reggio Emilia

 “Mi è impossibile concordare con quanto affermato oggi in un’intervista dal sindaco di Roma, Alemanno, a proposito delle leggi razziali. Egli distingue il fascismo da quelle leggi infami: quelle, per Alemanno, furono il male assoluto, ma il fascismo era altro. Ebbene, questo non è accettabile. Le leggi razziali furono il frutto prevedibile del fascismo, furono la conseguenza diretta di un clima ideologico alimentato sistematicamente per anni e di una caccia alle streghe, una caccia al diverso che fu del fascismo, che fu il fascismo”.

 

 

 

Lo ha detto oggi il sindaco di Reggio Emilia, Graziano Delrio, nella sinagoga della città, costruita nelle forme attuali nel 1858 e riaperta ora al pubblico dopo un periodo di restauri promosso dall’Amministrazione comunale, in collaborazione con la Comunità ebraica di Modena e Reggio e la Sovrintendenza.
All’incontro erano presenti, fra gli altri, il presidente Romano Prodi e l’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio Riccardo Franco Levi, oltre alla presidente della Comunità ebraica Sandra Eckert e al ministro consigliere dell’ambasciata dello Stato d’Israele in Italia, Lironne Bar-Sadeh e ai parlamentari reggiani. La sinagoga era gremita.

Possiamo ben dire che le leggi razziali furono preparate da una cultura violenta e razzista nei confronti degli ebrei e dei diversi, degli oppositori e degli avversari politici. Un clima feroce di piccole e grandi sopraffazioni, di persecuzioni che hanno portato, giorno dopo giorno, a quelle leggi infami e alla tragedia dell’Olocausto”.
“Dobbiamo vigilare affinché questa mentalità non prevalga – ha aggiunto il sindaco – Dobbiamo continuare a tenere viva una massima importante della cultura ebraica che dice ‘accogliete lo straniero in mezzo a voi, perché anche voi siete stati stranieri’. E’ bene non dimenticare che gli ebrei italiani fanno intimamente parte del nostro Paese e della nostra città. E’ nostro compito studiare e amare la cultura altrui, accogliere la diversità, come è sempre accaduto in questo luogo, la Sinagoga, che significa ‘casa di riunione’, dove pregare, ma anche studiare, incontrarsi, stare insieme. Mi onoro di poterlo dire, nell’edificio che è parte di quello che fu il Ghetto di Reggio, segno urbanistico di un antica crisi dell’accoglienza che non dovrà ripetersi. Mi pregio di dirlo alla presenza di Romano Prodi, che come presidente della Commissione europea ha operato con coraggio e saggezza perché l’Unione fosse più grande, sempre più accogliente”.
“Da oggi la sinagoga di Reggio – ha concluso Delrio – è di nuovo centro di cultura, conoscenza e dialogo, per una memoria feconda. Permettetemi dunque di citare questa poesia di un pastore luterano:

Quando i nazisti vennero a prendere i comunisti,
Io restai in silenzio perchè non ero comunista.
Quando rinchiusero i socialdemocratici,
Rimasi in silenzio:
Non ero un socialdemocratico.
Quando vennero per i sindacalisti,
Io non feci sentire la mia voce:
Non ero un sindacalista.
Quando vennero per gli ebrei,
Rimasi in silenzio:
Non ero un ebreo.
Quando vennero per me,
Non era più rimasto nessuno che potesse far sentire la mia voce.

Ebbene, qui, in questo luogo, in questa città, questo silenzio non verrà mai accettato”.
(7 settembre 2008)