Rose rosse posate nei punti in cui i cinque giovani manifestanti furono uccisi il 7 luglio 1960, una corona alla memoria ai piedi del monumento che li ricorda nella piazza oggi a loro dedicata e al cimitero monumentale, dove sono sepolti. Poi gli interventi del sindaco Graziano Delrio, della presidente della Provincia Sonia Masini e del segretario nazionale della Cgil, Guglielmo Epifani. Reggio ha ricordato così il 48° anniversario dei Martiri del 7 luglio, caduti fra la piazza e i Giardini pubblici. Erano: Lauro Farioli, Ovidio Franchi, Emilio Reverberi, Marino Serri e Afro Tondelli.

“Celebriamo – ha detto il sindaco Delrio – uno dei momenti più difficili della storia della nostra città e del Paese. Come sappiamo bene, le comunità esistono anche – e forse, soprattutto – in virtù della capacità di ricordare, di fare memoria. E’ anche per questo che non possiamo dimenticare, anzi che dobbiamo richiamare, il fatto che le famiglie degli uccisi e insieme ad esse tutta la comunità reggiana, attendono ancora una parola definitiva di giustizia. Una giustizia che deve essere fatta sulla chiarezza, su come si svolsero le cose e da chi venne l’ordine di sparare. Oggi è possibile poiché non c’è più il segreto istruttorio, in base ad una legge del Governo Prodi.

La comunità reggiana e italiana hanno bisogno di vedere affermato uno spirito di verità, su questa e altre vicende tragiche, per ritrovare il filo comune e condiviso della nostra storia democratica e consolidare il legame dei giovani e dei cittadini con la Costituzione e i suoi valori”.
“I fatti del 7 luglio 1960 sono uno spartiacque importante e doloroso.

Il mondo del lavoro e le sue rappresentanze sindacali si levarono a scudo della democrazia, in un’epoca in cui venivano compressi gli spazi di libertà conquistati a caro prezzo nella lotta di Liberazione. Nel periodo compreso tra il 1951 e il 1961 si modificano e ridefiniscono gli assetti politici ed economici del nostro Paese, si apre una nuova fase, caratterizzata dal centrosinistra, un’esperienza politica nuova, voluta da una società alla ricerca di una svolta sociale, che si rivelerà di notevole portata.

Quei giovani morti nel ’60 su questa piazza erano fra gli italiani nuovi, disposti a versare il proprio sangue per ottenere quel cambiamento che tardava a manifestarsi, pronti a pagare il prezzo di un cambiamento dello stato delle cose da dentro lo Stato, non da fuori di esso come erroneamente è stato detto.

Questi martiri sono eroi civili, vittime di una inconcepibile repressione poliziesca: la violenza di parte del potere che cercò di interrompere il cammino di crescita democratica sancito dalla Costituzione”.

Delrio ha poi citato Piero Calamandrei, che scrisse nel dicembre 1947: ‘Il fascismo non fu un flagello piombato dal cielo sulla moltitudine innocente, ma una tabe spirituale, lungamente maturata nell’interno di tutta una società, divenuta incapace, come un organismo esausto… d’indignarsi’.

Tutto ciò ci ricordano i Martiri del 7 luglio e questo dobbiamo continuamente, anche nelle mutate situazioni della realtà odierna, impegnarci a far vivere, indignandoci ogni qualvolta sentiamo che i valori e i principi della Costituzione sono minacciati o calpestati”.
La piazza, ha concluso il sindaco, ricorderà i cinque caduti anche con cinque targhe della memoria, che fungeranno da “segnavia di democrazia”, indicando i luoghi nei quali quei giovani coraggiosi persero la vita per testimoniare la loro fede in un Paese e in una società migliori.

Ad assistere alla cerimonia i parenti delle vittime, gli amici, i compagni di lotta di un tempo, sindacalisti, tanta gente. Fra le autorità presenti, anche il vicesindaco Franco Ferretti, il presidente del Consiglio comunale Nando Rinaldi, i segretari provinciali di Cgil, Cisl e Uil, il viceprefetto vicario Adolfo Valente e il questore Francesco Perucatti.