Discorso del Sindaco Graziano Delrio per il 212° anniversario del Primo Tricolore, 7 gennaio 2009, Teatro Ariosto.

7gennaio_teatroSignor Presidente della Camera, autorità, amiche e amici,
            
un caro benvenuto a tutti voi, in questa giornata di festa in cui celebriamo la nascita della bandiera nazionale figlia della città di Reggio Emilia, nascita avvenuta 212 anni fa nella sala che abbiamo appena lasciato.

Soprattutto benvenuto a lei, Presidente Gianfranco Fini, che siamo molto onorati di avere qui con noi. Siamo onorati, perché la sappiamo da sempre sostenitore della bandiera Tricolore come simbolo dell’unità nazionale le dobbiamo, inoltre, gratitudine anche per aver sempre difeso le parole chiave della nostra Costituzione come ha fatto pochi minuti fa sostenendo che, mentre servono riforme delle parti funzionali, i principi fondamentali non si toccano ma soprattutto grazie, signor presidente, a nome di questa città medaglia d oro della resistenza e di tutti i cittadini reggiani. per aver pronunciato parole non ambigue di condanna del fascismo e delle leggi razziali.

Le città e l’unità nazionale
Il Primo Tricolore italiano fu generato dal moto di quattro città, Reggio Emilia, Modena, Ferrara e Bologna che qui, il 7 gennaio 1797, si riunirono nella Repubblica Cispadana.
Onorare il Primo Tricolore significa quindi ricordare che la nostra nazione, l’unità nazionale, nascono dalla volontà delle città. I 110 deputati di queste quattro città vedevano nella via nuova dell’unità nazionale una speranza di progresso, di diritti e di giustizia per i loro cittadini.

E’ una lezione, questa, molto attuale.

Dobbiamo una solennità più condivisa del significato del Tricolore ad anni recenti e in particolare alla convinzione dei presidenti della Repubblica come Carlo Azeglio Ciampi.

E ad anni recenti dobbiamo anche un significato ritrovato e più condiviso di parole come “nazione” e “unità nazionale”, se non di “patria”.
Anni recenti in cui – dopo il buio in cui sono state utilizzate per essere motivo di conflitto e di aggressione, dopo il silenzio in cui sono state taciute oppure a volte solo pronunciate per scopo di parte – queste parole, “nazione”, “unità” solo collegate alle parole della Costituzione.

 Tricolore, Costituzione, Resistenza

Signor Presidente della Camera,
il Tricolore nasceva il 7 gennaio 1797 sull’impulso di un vento europeo di consapevolezza dei popoli, ispirandosi ai principi di libertà, uguaglianza e fratellanza.

Quegli stessi principi sui quali si fondò la nostra nazione per uscire dalle macerie della seconda guerra mondiale, che hanno animato la lotta di Resistenza e che hanno permesso quella splendente pagina di riconciliazione che è la nostra Costituzione.

Non possiamo dimenticare, come disse Nilde Iotti, che questa pagina “era stata aspirazione di parecchi degli uomini che fecero il Risorgimento, ma sempre frustrata da una monarchia arretrata” e sarà dunque un doveroso tributo per noi ricordare Giuseppe Garibaldi, che 150 anni fa fu a Reggio Emilia, con un momento celebrativo particolare.

E’ per questa comune radice tra nascita della nazione unita e nascita della Repubblica democratica italiana, che anche quest’anno abbiamo fatto dono di una copia della Carta costituzionale agli studenti delle scuole superiori come viatico per l’ingresso nella comunità da cittadini responsabili.
E’ per queste comuni radici che altri studenti riceveranno fra poco la bandiera italiana e la bandiera europea.

E così, allo stesso modo, per queste comuni radici, il 25 Aprile scorso, abbiamo voluto con noi i ragazzi di Locri, i nuovi resistenti contro le mafie, per rinsaldare con loro, con la consegna del Primo Tricolore, quel patto sociale tra cittadini per l’uguaglianza, la solidarietà, la libertà.

La platea del Teatro Ariosto

La platea del Teatro Ariosto

La crisi e l’uguaglianza

L’anno iniziato si presenta sotto inquieti auspici per una crisi economica globale che riguarda anche il nostro paese e il nostro territorio.
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ci ha richiamato, nel messaggio di fine anno, a riscoprire i valori profondi che fanno il nostro paese e ci ha invitato a non avere paura.E’ infatti in momenti come questi, ancora più che in altri, che occorre assicurarsi che libertà, uguaglianza e solidarietà continuino a coniugarsi e in particolare vigilare sul principio dell’uguaglianza. Quel principio così ben enunciato all’articolo 3 della nostra Costituzione:
“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del nostro paese”.

Dunque:
Uguaglianza di diritti e doveri, di valore tra le persone
uguaglianza di opportunità e di condizioni di partenza per poter aspirare alla realizzazione personale nel seno della comunità.

Se non c’è uguaglianza, c’è una società che non riesce a garantire l’accesso ai giovani e ai talentuosi nelle posizioni di prestigio; c’è una società in cui prevale l’appartenenza a una famiglia di sangue o di interesse.

Se non c’è uguaglianza, c’è una società in cui albergano sempre più ampie sproporzioni tra gli ultimi e i primi, con il rischio estremo che solo i primi possano trovare, per condizione di nascita, ricchezza e favore, risposta a quei diritti che la nostra Costituzione vuole per ciascuno.

Se non c’è uguaglianza, non c’è giustizia anche perché la libertà può divenire arbitrio e prepotenza dei forti.

La platea del Teatro Ariosto

La crisi ha disvelato pienamente deformazioni del potere economico.
Solo una democrazia economica ci permetterà di avere ragione di questo momento, perché non è difficile prevedere che “chi è orfano nella terra dei diritti”, poi diventi “straniero nella terra dei doveri”.
Servono certamente ammortizzatori sociali rinnovati ed efficaci e serve innovazione imprenditoriale, ma importante sarà un’attenta opera di vigilanza da parte delle istituzioni sul rispetto dei diritti fondamentali dei cittadini perché ci siano condizioni di lavoro dignitose per tutti i lavoratori, nuove politiche contro il precariato, che rendano possibile un progetto vero e serio per il futuro dei singoli, delle coppie e delle famiglie.

Le istituzioni e la società, debbono dunque vigilare e agire.
Come infatti sottolineò Nilde Iotti “a differenza della Costituzione di altri paesi, nella nostra Costituzione l’affermazione dei diritti di libertà, dei diritti di uguaglianza, del diritto del lavoro è sempre accompagnata dalla previsione di un impegno dello Stato (…), perché quei diritti non restino solo una garanzia formale (…) ma diventino un concreto obiettivo che la Repubblica è tenuta a raggiungere”.

Sulle modifiche alla Costituzione

Signor Presidente,
sappiamo che l’agenda istituzionale di quest’anno prevede importanti riforme.

Ci appelliamo a lei, signor Presidente, perché le riforme avvengano in piena adesione con lo spirito della Costituzione.
Saremo felici se l’annunciata riforma federale andrà in questa direzione, e lo farà se saprà garantire un governo di prossimità mantenendo la solidarietà nazionale e senza toccare i diritti inviolabili civili, sociali, politici garantiti in maniera uniforme in tutto il paese.

Ed è proprio tornando al 1797 e a quelle quattro città che c’è una risposta anche per il futuro di un’identità nazionale rinnovata.

Quattro città – ciascuna con una vita propria, un destino, un volto – che scelsero di unirsi facendo ponte verso altre città per ampliare la rete dei diritti;
una unità in cui le identità – delle città stesse e della Repubblica – non si cancellano, ma si esaltano.

Da qui credo nasce l’Italia delle cento città, dove i problemi del mondo assumono una dimensione umana, città dove la crisi globale si materializza nelle persone che perdono il lavoro e che conosci per nome, ma città pronte a pagare di prima persona;
città dove amministratore e amministrato si incontrano per strada e non solo sindaco e cittadino ma tutti, anche tutte le altre rappresentanze che oggi vedo qui autorità, istituzioni, imprese, associazioni, forze dell’ordine perché ci si conosce.

Città come la nostra, in cui la diffusa capacità di coesione e di reciproco sostegno tra i cittadini è forte ed è il saldo fondamento e riferimento delle istituzioni.

Queste cento città sono la ricchezza della nostra nazione, e sono il vero ponte per l’Europa e il mondo.
Queste città provano ogni giorno a declinare il principio di uguaglianza delle opportunità per tutti. I greci ritenevano che nessuno potesse essere libero che fra i suoi pari. E credevano che la vita di un uomo libero fosse inconcepibile senza la presenza degli altri . E perciò sia la libertà sia l’ uguaglianza avevano bisogno di un luogo dove concretizzarsi, la piazza, la polis.
Costruire sempre e di nuovo spazi di libertà e di uguaglianza.
Questo è il senso delle risposte che le città danno ai cittadini,con i servizi sociali con le scuole materne per i bambini, i appartamenti protetti per gli anziani, gli aiuti alle famiglie, gli investimenti sul territorio:
il Governo deve capire che gli Enti locali sono il vero motore economico del paese e per questo, signor Presidente, il governo dovrebbe metterli in condizione di essere liberi di investire sul territorio.

E’ questa, infatti, signor Presidente, la rete che fa l’unità nazionale.
È questa la rete identitaria su cui è fondato il nostro paese.

E’ a questo rinnovato impegno etico fatto di idealità e disinteresse personale a cui ci chiamano i giovani del 1797, i giovani della Resistenza, a cui ci chiamano la nostra città, la nostra nazione e la nostra bandiera che oggi onoriamo.

Consegna della bandiera italiana alle scuole

Consegna della bandiera italiana alle scuole

 Speranza e responsabilità per il 2009

Sono quelle “ragionevoli speranze” che generano fiducia nelle persone, che li fanno sentire membri attivi di una comunità, cittadini.

Infine, caro Presidente
guardando all’anno che ci aspetta, a questa crisi economica, al futuro delle nostre città, a chi amministra loro e a chi amministra la nostra amata nazione.
Ci auguriamo una stagione che apra dunque le porte a un’etica rinnovata che possa permeare le azioni della politica.
Una rinnovata etica che interpelli soprattutto noi che abbiamo responsabilità e che possa generare nei comportamenti di ciascuno nuove piccole speranze quotidiane.

Grazie a tutti e buona festa del Tricolore.

(7 gennaio 2009)