Una giornata per dire grazie ai volontari del sisma in Emilia


Grazie ai 3.500 volontari e rappresentanti della protezione civile.
La solidarietà è il cemento che fa resistere a tutti i terremoti presenti e futuri.
Il lavoro comune e il dono sono un faro per tutto il Paese. Noi non abbiamo paura e lo vorremmo cantare di nuovo quest’anno a Campovolo a Reggio Emilia

volontari sisma emiliaromagnaOggi non siamo qui a chiudere un capitolo e tirare una riga perché siamo tutti consapevoli che molto c’è da fare e che il nostro impegno deve continuare. Oggi siamo qui infatti anche
darci forza per andare avanti, ma la forza si trova anche fermandosi per dire grazie quando va detto, riconoscendo che è stato fatto un buon lavoro e guardandosi negli
occhi per fare il punto della situazione. Un primo grazie a tutti i cittadini dei 33 comuni del cratere del terremoto e dei 59 comuni colpiti: coloro che per primi hanno contribuito a dare risposte, non chiedendo ma facendo, tutti consapevoli che ci poteva essere chi aveva più bisogno e quindi mettendosi da parte, perché prima ci si potesse occupare dei casi più gravi. Questo evento così diffuso e coinvolgente che non ha reso nemmeno possibile distinguere a volte chi era l’aiutato e chi aiutava, nel senso che ha innestato una catena di solidarietà tra le persone.
Poi il dovuto ringraziamento alle colonne della ricostruzione e della ripresa: tutti coloro che hanno impegnato il proprio tempo e la propria professionalità. Un elenco lunghissimo che va dalla protezione civile ai volontari, dai tecnici delle pubbliche amministrazioni e gli operatori della sanità, da tutte le città italiane, impiegando centinaia di migliaia di ore per scavare tra macerie reali e morali e per ricostruire case reali e morali. Queste persone ci hanno dimostrato che il nostro Paese ha una forte fiducia nella convivenza e nel sostegno reciproco . Che rispetto ad indifferenza ed egoismo, gli italiani e gli emiliani scelgono ancora la solidarietà, la capacità di soffrire insieme, cioè la compassione.

Al capo del Dipartimento nazionale della Protezione Civile Gabrielli possiamo testimoniare che i cittadini emiliani si sono sentiti accolti e seguiti con grande serietà e professionalità. L’Emilia si è vista riconoscere una passione sincera e un affetto sincero da parte del paese.

Grazie poi ai sindaci e al presidente e commissario straordinario Errani: molto dobbiamo oltre alla volontà di tutti nel cercare soluzioni, alla determinazione del presidente e commissario Vasco Errani. Una emergenza non si affronta senza che ci sia chi detta la direzione da seguire, senza punti di riferimento saldi, persone che possano dare risposte certe. A fianco dei nostri sindaci emiliani abbiamo avuto anche i sindaci di altre città d’Italia che, con l’Anci l’associazione dei comuni italiani, si sono gemellati fornendo servizi e supporto. La stessa Anci ha messo all’opera di propri dirigenti. Basti pensare che oltre 9mila giornate uomo della polizia locale sono state impegnate qui. Qui possiamo dire che la buona politica è di casa. Qui abbiamo visto che c’è una politica di cui andare orgogliosi, di cui non vergognarci come accaduto in altre parti d’Italia. Ora che i fari della attenzione pubblica si sono abbassati, arriva il tempo più difficile: sappiamo che tanto resta da fare, che c’è chi non ha più una casa in muratura, che per le imprese di queste zone l’anno nero della crisi è partito con anticipo nel maggio scorso. Che ci sono chiese e teatri chiusi, senza che per questo si rinunciasse a credere o a fare teatro.
Sappiamo che ci sono cose che non ci sono piaciute. Avremmo voluto che la proroga del pagamento delle tasse fosse stata estesa. Abbiamo visto disuguaglianze nel trattamento rispetto ad altre emergenze del passato, e che un Paese che si rispetti sta in piedi non sulle fortune o sfortune dei vari territori, ma sulla capacità di intervenire con meccanismi efficaci in tutte le circostanze. Abbiamo capito che il territorio italiano sarà purtroppo sempre più al centro di emergenze importanti.

terremoto emilia 2012A noi come amministrazioni e come Paese sta di essere pronti a un soccorso organizzato e a misure nazionali di sostegno che possano consentire che non ci siano sciagure di serie A
e altre di serie B. Quindi sappiamo che il nostro impegno continua e che sarà ancora messo alla prova e che lavorare insieme, come abbiamo fatto da veri emiliani, ha reso
anche gli italiani più orgogliosi della propria appartenenza a questo paese.

Oggi ringraziamo chi ci ha messo testa braccia e cuore, tempo e professionalità, perché si sente parte della razza umana, e anche perché si sente italiano, perché il Tricolore è un’identità che porta dentro.

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