Oggi la povera gente attende la liberazione dalla disperazione e dalla mancanza di lavoro

gdr_25apr13Quest’anno il Comitato che organizza le celebrazioni ha accolto la proposta di alcune associazioni per la rievocazione storica del 25 aprile 1945 a cui abbiamo assistito.
Quel giorno finivano molte cose.
Era la fine del Fascismo, che dallo squadrismo volgare degli anni Venti aveva assunto le stesse caratteristiche di crudeltà del nazismo.
Un Fascismo di cui non è ammissibile alcuna parziale riabilitazione, non c’è un Fascismo un po’ buono e un po’ cattivo.
Era anche la fine di una guerra contro altre nazioni. Era la fine di una guerra interna, combattuta contro i civili e respinta casa per casa dalla Resistenza delle famiglie e dal coraggio dei partigiani e delle staffette, con martiri della libertà come i Fratelli Cervi, di cui ci onoriamo di essere patria.
Dall’8 settembre ’43 in poi abbiamo visto troppi corpi di partigiani torturati oltraggiati e uccisi, che venivano lasciati per giorni lungo le strade e lungo le via Emilia perché chi passava potesse vedere la loro fine.
I loro nomi, omaggiati in tante lapidi nei quartieri che circondano la città, restano incisi nella nostra storia, li ricordiamo tutti. A loro va il nostro tributo di riconoscenza.
La lotta ha visto molti errori, molte ingiustizie e vittime inutili, non ultimo il seminarista Rolando Rivi, che fu schernito e ucciso per la sua fede.
Ma fu una lotta in cui non si possono confondere le parti tra chi lottava per la democrazia e chi lottava per mantenere il proprio dominio.
La nostra Repubblica oggi, diciamolo ai nostri figli e nostri nipoti, questa Repubblica è nata dalla Resistenza, è figlia della Resistenza.
Noi il 25 aprile non festeggiamo i cannoni o le mitragliatrici, ma festeggiamo le donne e gli uomini che si erano impegnati per la difesa della Patria e del vivere civile, per il futuro delle famiglie e dei figli.
Nasceva una Repubblica democratica, fondata sul lavoro, che garantisce e riconosce i diritti inviolabili dell’uomo, che sceglie la pace e che ripudia la guerra.

Scriveva Giorgio Morelli, il Solitario: “Alle ore 17 del 24 aprile sono entrato in Reggio, primo Patriota della montagna ad annunciare al popolo, l’ora delle liberazione. Ho gridato con tutta la mia voce la prima parola di libertà dopo tanti anni di schiavitù; ho portato sul petto, per le contrade sino a ieri calpestate dallo straniero, il Primo Tricolore, simbolo della vera Italia. Ho visto questo popolo reggiano uscire in massa dalle porte, sbucare di corsa dalle vie, aprire tutte le finestre, gettare mazzi di fiori; e ho pianto perché l’ora che ho vissuto oggi è la sola che abbiamo attesa da tempo con ansia sfrenata. E’un’ora che in questa primavera di elevazione, è sbocciata nella più rivoluzionaria purificazione a ridare al popolo fiducia nella Pace, nella Giustizia, nella Libertà”.
Era dunque entrata in città un’ora di Liberazione, di Pace e Giustizia.
Era una fine, ed era anche un nuovo inizio.
L’Italia di oggi non è ancora l’Italia sognata dai partigiani, l’Italia che dà lavoro a tutti. Sognavano un mondo diverso quei partigiani. Sognavano un mondo diverso da quello che combattevano.
gdr_25apri13bisOggi il nostro Paese è in attesa. Ed è in attesa soprattutto la povera gente.
La povera gente che ha combattuto nella Resistenza per il diritto all’istruzione, al lavoro, è in attesa. L’attesa che di più ci interessa non è quella delle cancellerie europee, lo diciamo anche oggi: è l’attesa dei disoccupati, dei giovani senza lavoro, delle famiglie che non arrivano a fine mese. A quell’attesa dobbiamo dare un nuovo inizio, una risposta, dalle piazze della città italiane. La politica dovrebbe dare risposte. E oggi la politica ha anche il dovere di dare speranza.

Oggi intanto va la nostra gratitudine, la nostra riconoscenza al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: partigiano, combattente, custode dei valori repubblicani, della Costituzione e della Resistenza.
Oggi, come allora dopo la Liberazione, non possiamo permetterci di soffiare sull’odio sulla divisione, di speculare sulla rabbia della gente, di incitare all’odio sociale.
Non è questa la strada per cui troveremo risposte.
Non è questa la strada per ricostruire un futuro per i nostri figli.
Dobbiamo aprire una strada di Liberazione nuova. Liberazione dalla corruzione nella politica, di riforma profonda della politica. Liberazione dalle mafie che stanno invadendo e aggredendo la nostra economia, anche l’economia reggiana. Dobbiamo tenere l’attenzione e una solidarietà forte tra di noi, lavoratori e imprenditori. Non è un problema di Reggio, della Locride, ma di tutto il Paese.

Abbiamo bisogno qui da queste piazze italiane di fare nascere una nuova Resistenza, un nuovo inizio.
Abbiamo bisogno di stare sempre attenti al fatto che il futuro si costruisce insieme, tenendoci per mano, trovando anche le soluzioni più difficili, ma sempre con lo sguardo rivolto a coloro che hanno più bisogno.
Abbiamo bisogno anche di coraggio. Un coraggio nuovo per fare ripartire il Paese. Abbiamo bisogno di opere pubbliche, di mettere in sicurezza il nostro territorio, di creare lavoro.
Non abbiamo bisogno di un’austerità che ci faccia morire, un’austerità mortale, ma di una sobrietà intelligente.
Oggi la gente non ci chiede l’elemosina.
Ero in stazione l’altra sera, mi hanno attorniato un gruppo di senzatetto e mi hanno chiesto “cosa fate per noi, noi dormiamo fuori”. Il Comune durante l’inverno ha quasi raddoppiato la risposta per i senzatetto per l’emergenza freddo. Abbiamo bisogno di dare una risposta a questa povertà che nasce. Ma la risposta non si deve fermare allemergenza, i dormitori pubblici e le mense della Caritas in cui crediamo, che incoraggiamo, che affianchiamo: la risposta è il lavoro, è dare lavoro, fare ripartire la nostra nazione.
La nostra gente attende una epifania, un nuovo inizio, soprattutto attraverso il lavoro.
E allora da questa piazza democratica, dalla vostra partecipazione, ancora una volta diciamo che siamo pronti a resistere, a non farci sopraffare dalla disperazione, dallo scoramento, e a fare rinascere una speranza. Un nuovo inizio nuovo, una nuova Liberazione dall’angoscia della mancanza di futuro.
Lo possiamo fare solo tutti insieme, oggi, ripartendo, come i nostri partigiani.
Viva il 25 aprile, viva la Resistenza, viva l’Italia.

gdrsorride250413

1 contributo a “Oggi la povera gente attende la liberazione dalla disperazione e dalla mancanza di lavoro”


  1. 1 Davide Mattioli

    Alla luce del Suo impegno per i più bisognosi, Le segnalo questo interessante articolo/racconto.

    Grazie di cuore, Sindaco.

    http://www.partecipazione.eu/incontro-tra-primo-e-ultimi-cittadini-non-tutte-le-citta-sono-come-reggio-emilia/

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