Un 25 aprile di legalità

“Care cittadine, cari cittadini, cari partigiani, care staffette partigiane,
signora Prefetto, signora Presidente della Provincia.
Diamo il benvenuto al sindaco di Isola Capo Rizzuto Carolina Girasole e alla sindaco di Rosarno, Elisabetta Tripodi. Oggi 25 Aprile siamo felici di ospitare qui a Reggio Emilia, città Medaglia d’oro della Resistenza, due donne coraggiose, due donne sindaco della Calabria, due partigiane della legalità.
Questa presenza vuole essere un segno di una attenzione, una solidarietà, un ascolto. Nello stesso tempo, vuole essere il segno e la parola chiara che vogliamo dire a tutti, a tutta Italia, qui da questa piazza, che voi non siete sole e che anche noi non ci stiamo alle non regole della mafia.
E che questo lo sentano bene i mafiosi di tutte le latitudini, che minacciano la democrazia e la libertà, a Rosarno, a Isola Capo Rizzuto come in Emilia, in Sardegna e in Lombardia e in tutte le regioni d’Italia.
Oggi vogliamo dire a tutti i sindaci d’Italia, a coloro che si battono, imprenditori gente comune, che condividiamo la stessa battaglia. E lo vogliamo dire insieme a tutta la comunità calabrese che c’è a Reggio Emilia, dire che noi non crediamo a chi divide buoni e cattivi secondo la geografia o le latitudini, ma che facciamo differenza tra gli onesti e disonesti.

Oggi ricordiamo la Liberazione.
Ricordiamo una giornata di festa di 67 anni fa, una giornata che ha dato inizio alla stagione democratica e repubblicana, fissata nel voto universale, nella nostra amata Costituzione, coronamento democratico di una vera unità nazionale, che abbiamo festeggiato.
Mentre ricordiamo quei giorni di festa, ricordiamo i tanti sacrifici della nostra comunità, i sacrifici che le nostre istituzioni storiche, Istoreco, istituto Cervi, sindacati, associazioni partigiane ci ricordano ogni giorno.
Ricordiamo tra i primi sacrifici quelli delle donne, compagne, mogli, madri, figlie dei partigiani e dei soldati, donne coraggiose e donne energiche, pronte a soccorrere e a sostenere.
Donne che molte volte hanno dovuto piangere i propri mariti, portare avanti le loro famiglie da sole.
E vogliamo dire qui ancora una volta, perché non si dimentichi l’offesa fatta nei giorni scorsi, vogliamo dire all’onorevole Santanché che è grazie a donne come Nilde Iotti che lei è potuta entrare in Parlamento, è grazie all’impegno di quelle donne che i diritti sono stati per tutti.

Noi pensiamo che i nuovi invasori siano le mafie.
Le mafie che attagliano i capelli a una ragazzina per intimidire il padre, le mafie che sciolgono nell’acido una donna che li ha smascherati.
Ecco i nuovi nazisti.
Anche loro perseguitano i giornalisti scrittori.
Ed ecco i nuovi partigiani: persone normali, una sindaca farmacista, una sindaca biologa, un collaboratore di un giornale locale come Giovanni Tizian, magistrati, preti e sindacalisti che non ci stanno. E anche noi: non ci stiamo.

Sessantasette anni fa il conto era duro. Oltre 600 partigiani uccisi, a cui abbiamo appena reso omaggio e tra i quali ricordiamo in particolar modo i nomi dei fratelli Cervi, di don Pasquino Borghi che onoriamo come nostri padri.

Questo sangue, così come il sangue delle stragi di Stato, così come il sangue dei morti ammazzati dalle mafie, è un sangue che non va lavato. Non vogliamo che venga lavato via, vogliamo che resti a memoria.

Cosa significa non lavare questo sangue?
Per noi significa rinsaldare il nostro impegno per la democrazia, per costruire un futuro di pace, pari opportunità e benessere, soprattutto in questo momento di crisi un futuro che offra lavoro.

E dobbiamo sentirci impegnati nel dire che non è tutto uguale, che non è tutto lo stesso. Non tutto il Sud è uguale, non tutto il Nord è uguale. Ci sono due sindache che parlano di un Sud che non si abbandona, che reagisce, persone che per i pochi soldi del compenso mettono a repentaglio la propria sicurezza e quella delle proprie famiglie.
E anche al Nord non è tutto uguale, c’è un Nord che collabora con le mafie, che chiude gli occhi e noi gli occhi li vogliamo tenere aperti.
Vogliamo essere impegnati a considerarci un Paese solo, un Paese unito. Se queste due sindache sono qui è perché non c’è un Paese tutto uguale, c’è chi resiste e c’è chi si arrende.

Proprio per dare voce agli onesti saremo/sosterremo, come Anci, l’8-9 maggio a Cinnisi l’iniziativa sui Cento passi dei sindaci alla casa Memoria Peppino Impastato e il 24 maggio a Capaci a ricordare Falcone e Borsellino, che sono i nostri eroi.
Sappiamo quanto anche il nostro territorio è sottoposto alla pressione delle mafie, sappiamo che la crisi può rendere gli imprenditori più deboli, soprattutto ora che c’è la crisi e c’è un difficile accesso al credito, forse qualcuno potrebbe esser attirato dalle scorciatoie.
Diciamo di no, che non ci vogliamo arrendere. E lo diciamo anche a quella economia malata che si vuole infiltrare nel nostro territorio, che vuole offuscarlo.
Tra il 1920 ed il 1940 i francesi innalzarono la linea Maginot dal Belgio fino all’Italia, una linea che doveva difenderli dai pericoli. I tedeschi purtroppo aggirarono quelle difese e penetrarono il territorio.
Anche noi qui abbiamo eretto mura e trincee contro le mafie.
Le mura del lavoro onesto, del senso civico, dell’educazione, del rispetto della legalità e della Costituzione. Tutto ciò è ancora robusto, è forte. Nessuno pensi di metterlo in secondo piano, perché è costato sangue, e costa sangue. E tante fatiche di uomini e donne.

Ma anche queste nostre difese vengono aggirate dalle mafie che sono penetrate non solo con i soggiorni obbligati negli anni Ottanta, ma anche con i grandi appalti e soprattutto con la diffusione delle droghe, che è la vera sorgente e il vero sostegno all’economia criminale.

Ma noi oggi, da questa piazza, dove i partigiani cantavano Bella Ciao, vogliamo dire di nuovo, come cinque anni fa, quando chiamammo i ragazzi della Locride, che questa terra, dove le mafie vogliono mettere le radici, è la nostra Patria. Che questa è la Nostra Terra e che li combatteremo senza sosta.
E vogliamo dire loro, con la presenza dei sindaci della Locride, con i sindaci di tutto il Sud, che noi non solo non li vogliamo qua, ma che anche andremo là, dove i mafiosi sono più forti, nella loro Normandia, per riprenderci tutta la nostra Italia, il futuro dei nostri giovani, il sorriso delle nostre donne.
Siamo gente tenace. I nostri partigiani ci hanno insegnato a non mollare, a resistere, e vinceremo tutti insieme la nostra Resistenza.
Viva l’Italia, viva il 25 aprile, viva la Resistenza!”.

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