Sull’Imu serve maggiore chiarezza

L’introduzione dell’Imu chiede a noi Comuni di metterci la faccia di fronte alle imprese e alle famiglie: 22 miliardi tutti a nostro carico. Ma come Comuni vogliamo capire se è solo una situazione dovuta allo stato di emergenza dei conti pubblici e quali sono le prospettive. Il quadro del Paese è complesso, ma si tratta di lottare per l’autonomia finanziaria, che non significa naturalmente fare quello che ci pare. Sono stati introdotti troppi lacci e lacciuoli all’autonomia e all’organizzazione dei Comuni, dimenticando quasi completamente il progetto di federalismo.

Non sono i comuni a spendere: tra il 2007 e il 2012 i Comuni italiani hanno fatto registrare un saldo positivo per 13 miliardi di euro, mentre nell’Amministrazione centrale dello Stato la spesa è cresciuta di 25 miliardi: in una famiglia non ci può essere chi fa economia e chi è più allegro! La Corte dei Conti ha certificato che la spesa corrente subisce lievi contrazioni a fronte di una spesa per gli investimenti, quella sana che crea crescita e lavoro, che si è ridotta di oltre il 30%. Si sta creando un fenomeno recessivo: si sta bloccando il 60% degli investimenti del Paese.

Ho scritto una lettera al direttore dell’ufficio Segreteria della Conferenza Stato-città, Marcella Castronovo, presso il Viminale, chiedendo l’urgente convocazione del tavolo tecnico sulla finanza locale per verificare il percorso di attuazione del decreto legge 201 del 2011  e approfondire le informazioni disponibili in merito alle risorse comunali, con particolare riferimento all’Imposta municipale unica (Imu) ed alle sue modalità di riscossione e accertamento ed agli effetti sulla ripartizione delle altre entrate.In consiglio Comunale abbiamo approvato martedì scorso le aliquote Imu per il 2012: per la prima casa (abitazione principale) 5 per mille, con detrazioni di 200 eruo più 50 euro per ogni figlio convivente che abbia meno di 26 anni. Per le case affittate a canone concordato o concertato, o dato a parenti: 7,6 per mille, case in comodato gratuito a parenti fino al primo grado 8,6 per mille. Tutti gli altri immobili  fabbricati, terreni, aree fabbricabili il 9,6 per mille, abitazioni sfitte da oltre due anni 10,6 per mille, fabbricati rurali ad uso strumentale 1 per mille.  L’addizionale Irpef non cambia, è immutata dal 2008 e la soglia di esenzione è per redditi sotto i 15.000 euro all’anno.

Non abbiamo applicato le aliquote massime, bensì siamo nella media e per l’Imu sulla prima casa abbiamo cercato di gravare il meno possibile sulle famiglie. Purtroppo con le mancante entrate di oltre 21 milioni di euro la situazione è davvero difficile.

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