Sulle società partecipate dai Comuni

TPL neveOggi, alla presentazione della ricerca sulle Imprese partecipate dei Comuni presso ANCI, abbiamo lanciato due proposte: una commissione pubblica sugli sprechi delle municipalizzate e un’indagine sulle quote azionarie inutilizzate, che i Comuni potrebbero cedere. I Comuni non temono la trasparenza dei dati ed il confronto, anche se il tema delle liberalizzazioni dei servizi pubblici va affrontato con cautela e senza pregiudizi. I dati presentati oggi dimostrano che il fenomeno delle società partecipate dai Comuni va ampiamente ridimensionato, ma occorre distinguere caso per caso: un conto è una società che nasce per un’ esigenza personale, altro è un’azienda che garantisce un servizio pubblico. La diversità non deve essere una scusa per non colpire le inefficienze. E poi, che che fine faranno, una volta sul mercato, i servizi adesso gestiti dalle municipalizzate?
Se si dice che i Comuni devono uscire dai servizi pubblici, chi mi garantisce che un servizio che si riveli non redditizio verrà ancora assicurato ai cittadini? Ci sono servizi, come la metropolitana di Londra, gestiti in perdita, eppure hanno un impatto notevole sulla qualità della vita dei cittadini. Bisogna tenerne conto prima di tagliare.
I Comuni comunque sono pronti a confrontarsi con il Governo su liberalizzazioni e municipalizzate, partendo dai cinque progetti presentati dall’Anci sul futuro del Paese: Per cambiare occorre tenere conto sia dell’efficienza economica, sia soprattutto dell’interesse dei cittadini e del valore sociale dei servizi loro assicurati.
Le società partecipate dai Comuni – in media e come trend generale – sono gestite in maniera efficiente e producono valore: il 16,5% delle imprese ha un amministratore unico; il 34,5% ha consigli d’amministrazione con meno di tre consiglieri; complessivamente nel 2009 hanno prodotto oltre 243 milioni di utili.
(Ulteriori informazioni sul sito di ANCI)

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