Il vice presidente del Sudafrica on. Mothlante in sala Tricolore

graziano delrio kgalema motlanthe sala tricolore reggio emiliaOn. Kgalema Motlante, Ministro Gigaba, Ambasciatrice Mtinso, ambasciatore Schioppa, Console Molobi,
Amici del Sudafrica, Autorità,
cari studenti e care studentesse,
benvenuti nella sala del Tricolore e a Reggio Emilia.
Come sapete celebriamo oggi il 35° anniversario del Patto di solidarietà tra l’Amministrazione comunale di Reggio Emilia e l’Anc – African National Congress, il partito di Nelson Mandela, il partito che ha portato alla liberazione dell’apartheid. Nello stesso tempo, Reggio Emilia parteciperà alla festa dei cento anni dell’Anc che si terranno a fine mese a Johannesburg, dove andremo con una delegazione della nostra città.
Oggi 10 ottobre è inoltre la ‘Giornata mondiale contro la pena di morte e per i diritti umani’, giornata che da molti anni celebriamo proprio qui in questa sala.
Dobbiamo essere orgogliosi di essere reggiani perché Reggio Emilia, che aveva memoria dei suoi partigiani e delle lotte per la libertà e la democrazia, è stata la prima città italiana a raccogliere nel 1977 l’appello delle Nazioni Unite per l’avvio di una campagna mondiale di solidarietà con i popoli dell’Africa australe.
Su queste premesse e sull’entusiasmo di singoli, come l’assessore Giuseppe Soncini, i sindaci Renzo Bonazzi e Ugo Benassi, a Reggio non si accese  una scintilla, ma un incendio, che divampò in tutta Italia e portò al Patto di solidarietà in favore della lotta contro l’apartheid.
Questa storia ci insegna che non dobbiamo arrenderci, che voi giovani non dovete arrendervi nemmeno davanti ai problemi più grandi, quelli che sembra non dipendano da voi. Quella lotta che sembrava impossibile fu vincente e dimostrò che tutto dipende da quello che ciascuno di noi può fare per la giustizia nel mondo intero.
Gli amministratori reggiani non furono ‘davanti’ ai partigiani della libertà, ma ‘al fianco’, con un comune sentire.
Così come è stato un comune sentire quello che ha riempito le piazze della primavera araba, a dimostrazione che le persone comuni possono realizzare pacificamente dei percorsi di rivoluzione.
Sotto la pressione della crisi economica, oppure di uno sviluppo improvviso e incalzante, ci sono oggi nuove frontiere verso cui indirizzare il nostro impegno rivolto ai diritti umani. Penso soprattutto ai diritti dei lavoratori migranti e delle loro famiglie, penso ai diritti di cittadinanza e al diritto di voto, sui quali progressi non sono ancora stati fatti. Dobbiamo rinnovare la nostra fede nella democrazia, la nostra convinzione che laddove c’è una persona che soffre perché umiliata nei suoi diritti fondamentali, anche noi soffriamo.
Questa comunione di sentimenti gli africani chiamano ‘UBUNTU’, che è una comune appartenenza al genere umano.
Trent’anni fa, qui, giovani partigiani come Oliver Tambo si sono sentiti a casa loro, perché condividevano una comune aspirazione a un mondo migliore con i reggiani di
allora.
Le aspirazioni del popolo africano sono oggi le stesse del popolo italiano. Abbiamo visto le piazze piene di studenti che chiedono il diritto allo studio, abbiamo visto le piazze, in Italia e in Sudafrica, piene di lavoratori che chiedono il diritto al lavoro. Queste comuni aspirazioni ci dicono che abbiamo ancora tanta strada da fare insieme.
Crediamo di poter ancora oggi trarre reciproco beneficio nell’amicizia con il Sudafrica, la nazione ‘arcobaleno’.
Per questo ringrazio il vicepresidente Motlanthe per la sua visita, continuando a dire che Reggio Emilia è stata, è e sarà sempre la loro seconda patria, la loro seconda casa.

L’INTERVENTO DELL’ASSESSORE REGIONALE ALLA SCUOLA
PROF PATRIZIO BIANCHI

“E’ proprio vero, come ha detto il sindaco Delrio che anche in Italia i diritti delle persone sono ancora da conquistare. Ciò può avvenire soltanto insieme a chi nel mondo combatte per questo.
Reggio Emilia è famosa per il suo investimento nella scuola, le nostre scuole, le nostre università sono antiche, ma hanno ben presente quale sia il proprio ruolo nello sviluppo di un Paese.
Lo scambio sui temi dell’educazione è la chiave del nostro rapporto di amicizia. Amicizia che può dare frutti importanti anche nell’economia. La crescita economica è in tutti i Paesi un importante strumento per l’attesa di vita. Ma occorre recuperare la strada della ‘buona economia’, quella basata sulle persone e non sulla speculazione finanziaria.
Su questo si lavora a Reggio Emilia e in Emilia Romagna. Dove vince la povertà vi sono meno diritti. Lo sviluppo di una buona economia è anche il frutto della nostra buona amicizia”.

L’INTERVENTO DEL VICEPRESIDENTE DEL SUDAFRICA
ON KGALEMA MOTLANTHE

“Reggio Emilia è un importante partner dell’African National Congress e del popolo sudafricano.
Veniamo a Reggio per avvicinarci a una bussola morale che è per noi fonte di ispirazione per l’inestimabile eredità che questa città ci offre in termini di aiuto a chi è in difficoltà. Questa amicizia è infatti contraddistinta da alcuni pilastri comuni come le lotta allo sciovinismo, all’emarginazione e agli eccessivi nazionalismi. Questa della nostra amicizia è pertanto una storia che vale sempre la pena di raccontare e di tramandare alle nuove generazioni. Il passato di Reggio e il suo ruolo nella lotta al fascismo e al nazismo hanno tante analogie con la nostra lotta contro il regime dell’apartheid.
Siamo quindi grati a Oliver Tambo che sottoscrisse questo legame che ci aiuterà a costruire le basi per il nostro futuro.”

LE DOMANDE DEGLI STUDENTI
il vicepresidente Motlanthe e il Sindaco Delrio in sala Tricolore
Il vicepresidente Kgalema P. Motlanthe ha in seguito risposto alle domande di alcuni studenti reggiani. Alice Fornaciari, Stefano Mennea e Arianna Torelli dell’Istituto San Vincenzo De Paoli e Nora M’hand, Pierpaolo Palombo, Elisa Simonazzi e Tatiana Teneggi del liceo Matilde di Canossa hanno interrogato il vicepresidente Motlanthe su diversi temi: la fede, l’eliminazione dei pregiudizi e del razzismo, la figura di Nelson Mandela, il superamento dell’apartheid in Sudafrica e l’importanza di questo nel successivo sviluppo economico, la pena di morte, il ruolo dei giovani nella vita sociale e politica del Sudafrica.

“Sono cresciuto in una famiglia cristiana – ha detto Motlanthe – e per me sono state molto importanti alcune figure di religiosi. Tra queste, un arcivescovo i cui libri mi fecero capire quanto fosse importante il radicamento delle comunità nel loro territorio, la relazione da pari a pari di persone diverse tra loro e un’educazione che non facesse differenze tra le persone, come invece era quella chiamata ‘bantu’, imposta dal regime. Inoltre, nei tanti anni trascorsi in prigione, la fede mi ha aiutato a non perdere mai la speranza di una sconfitta dell’apartheid.
Vogliamo essere uomini di domani e domani non vogliamo essere dove siamo oggi: il ruolo dei giovani è di mettere in discussione le fondamenta delle istituzioni e i diktat del passato.
Mandela sapeva sdrammatizzare le situazioni più difficili con atteggiamenti positivi, perché “il sorriso è più forte dell’odio”. Motlanthe ha poi raccontato quanto accadde con il ‘Congress of the people’ dal quale, nel 1955, nacque la ‘Carta della libertà’, e in seguito alla quale i giovani svilupparono la propria consapevolezza per i diritti di libertà e contro il razzismo.
Riguardo all’economia, il vicepresidente del Sudafrica ha spiegato i cambiamenti avvenuti dopo la caduta del vecchio regime, durante il quale la proprietà era completamente nelle mani dei bianchi. “Il nuovo governo – ha detto – diede invece la possibilità anche ad altri di accedere alla proprietà, ma evitando di minare le basi dell’economia. La crescita è stata però discontinua e non mancano ancora oggi debolezze strutturali; le risorse umane e il sistema educativo, ad esempio, sono ancora insufficienti.”
Riguardo alla pena di morte, Motlanthe ha sostenuto che il rispetto dei diritti umani viene prima di tutto. Nonostante qualcuno chieda a volte il ritorno della pena capitale, il popolo sudafricano è convinto che esistano altri strumenti per correggere e riabilitare le persone.
Infine, Motlanthe ha affermato che i giovani nati dopo l’apartheid non sono inclini a svolgere attività politica , perché spesso sono critici verso di essa. “Ma i giovani rappresentano lo spirito critico – ha concluso – e per questo dobbiamo ascoltare le loro ragioni, per evitare che la loro impazienza si trasformi in cinismo e sia manipolata.”

Il discorso del vice Presidente al Teatro Valli

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