Emilia 2.0 Nel capitale sociale le radici per guardare al futuro

In questo momento così difficile dobbiamo interrogarci sulle ragioni che hanno consentito all’Emilia di diventare un punto di riferimento e provare a scavare l’essenza della nostra storia per ritrovare la formula del successo. La capacità di guardare al futuro con speranza;  il coraggio di investire e innovare, la forza di affrontare il mondo globale (uscendo sempre dal territorio per ritornarvi);  la saggezza, la prudenza e l’etica del lavoro, le relazioni di fiducia e solidarietà, la scommessa di cooperare; la disponibilità a ridistribuire la ricchezza, la voglia del “fare” e del partecipare attivamente alla vita pubblica sono valori che si iscrivono nella nostra tradizione e che riempiono di contenuti concreti il concetto astratto di capitale sociale.

Il capitale sociale ha rappresentato il nocciolo comune che ha consentito alla nostra realtà di diventare una delle aree più sviluppate e coese del mondo. E ancora oggi rappresenta quella caratteristica distintiva capace di rendere i nostri territori “diversi” da molte altre realtà e più pronti ad affrontare la crisi. Anche nelle più difficili condizioni dell’oggi i nostri distretti e le nostre città, meglio di altre realtà, resistono alla crisi, affrontano con speranza il dramma del terremoto, sanno assorbire i tagli terribili alla spesa pubblica, mantengono livelli di partecipazione e civismo impensabili in altri contesti. Ma, come giustamente è stato fatto notare, il capitale sociale può disgregarsi, ridursi, contrarsi. I tagli dei fondi nazionali per la non auto sufficienza, uniti alle nuove norme Iva che penalizzano la cooperazione sociale, come giustamente sottolinea Guido Saccardi, oggi rischiano di compromettere quel delicato e prezioso sistema di welfare che l’integrazione tra il settore pubblico e il sistema no profit ha saputo costruire e aggiornare nel tempo e che ha rappresentato un valore fondamentale del modello emiliano e un fattore di sviluppo dei nostri territori.

E non v’è dubbio che se è vero che il capitale sociale emiliano affonda le radici nella nostra tradizione contadina è anche vero che esso si è saputo riaggiornare nel tempo anche grazie ai valori che il nostro sistema solidale di welfare ha saputo riprodurre: il capitale sociale si mantiene con l’impegno di tutti gli attori a considerare il bene della comunità e non solo il proprio bene individuale. Al contempo i valori della solidarietà e i diritti sono inseparabili dai valori della responsabilità e dai doveri. Questo equilibrio che è il patto sociale che unisce le nostre comunità rischia di entrare in tensione a causa dei vincoli economici. Questo è un pericolo reale che non dobbiamo e non possiamo correre.

E’ la nostra forza e perciò continueremo a chiedere al governo di modificare i provvedimenti assunti.

 

Nella nostra città stiamo provando, da anni, a investire proprio per evitare il più possibile questo pericolo: la scuola e l’educazione, un welfare che non lascia indietro i più deboli e cerca di ridefinirsi senza mai ritirarsi; il volontariato, il civismo e la sussidiarietà orizzontale; l’investimento nelle istituzioni culturali perché l’accesso culturale è una delle principali variabili che incidono sulla eguaglianza e sulla mobilità sociale. E sul piano economico il valore del nostro capitale sociale si è tradotto concretamente nella decisione collettiva di condividere priorità di sviluppo, di investire nella sfida dell’area nord, nella capacità di fare sistema tra imprese, istituzioni, forme della rappresentanza. E i risultati iniziano a vedersi. A differenza della gran parte del nostro Paese, concentrato nella giusta fatica di conservare diritti e conquiste, a fronte di risorse fortemente calanti, la nostra città sta affrontando anche la scommessa di investire con fiducia per il futuro.

L’Area Nord è la sfida più importante. Intorno alle competenze distintive (educazione, green economy e meccatronica) che aggiornano le nostre filiere tradizionali, le nostre istituzioni e le nostre imprese stanno facendo massa critica. Stanno investendo in ricerca e innovazione, stanno scommettendo su nuove infrastrutture (es. la Stazione AV, la fibra ottica, le ex Officine Reggiane), stanno individuando forme di collaborazione operativa per partecipare come sistema a sfide nazionali e globali (es. i bandi del Miur sulle smart cities). Ma non solo: stanno attraendo sul nostro territorio nuovi talenti e grandi imprese nazionali e multinazionali, stanno facendo rete per guardare al futuro (es. Expo 2015). In questa fase di crisi, nella nostra città in campo sociale, culturale ed economico si sta respirando un fermento quasi contro tendenza. Non è solo merito del Comune e perciò mi permetto di dirlo senza imbarazzo. Il merito è del nostro tessuto sociale, fatto di donne, uomini, volontari, imprenditori che si riconoscono in un modello di sviluppo e in questo scommettono. Questa è la forza del capitale sociale: sapere rigenerarsi e aggiornare i propri modelli di riferimento di fronte alla realtà che cambia. Alla globalizzazione stiamo cercando non solo di resistere, ma di partecipare da protagonisti, con la fiducia di potercela giocare insieme fino in fondo.

Graziano Delrio, Gazzetta di Reggio, 27 ottobre 2011

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