Benvenuto al Vescovo Camisasca

Benvenuto Vescovo Massimo.
Benvenuto a  Reggio Emilia, che da oggi sarà la sua città.

Prima di lei ci sono arrivate le sue parole.  Sono state parole che hanno alimentato la nostra attesa – che è visivamente rappresentata dalla grande folla che la sta seguendo – e il desiderio di poterla conoscere.

Lei si è rivolto alla comunità della Chiesa reggiana con il desiderio di conoscere i sacerdoti reggiani “a uno a uno” e ha anticipato alla città che sarebbe venuto come amico, che sarebbe venuto “per ogni uomo e per ogni donna”. E  ancora ci ha detto in Laterano, “non vi condanno”, parole di speranza per l’uomo di oggi che ha bisogno di consolazione.

 

LA PIAZZA E LA STORIA DELLA CITTA’

E’ uno stile che apprezziamo e in cui risuonano echi a noi cari, presenti nella storia di Reggio Emilia, i cui simboli sono proprio qui in questa piazza.

Nella Sala del Tricolore, in cui quattro distinte identità e individualità, quattro città  si unirono per un obiettivo comune di libertà, di fraternità e di uguaglianza nella Repubblica Cispadana. Un luogo che è la sintesi della storia della città, medaglia d’oro della Resistenza, patria dei Costituenti Giuseppe Dossetti, Nilde Iotti e Meuccio Ruini. Poi l’ex Monte di pietà, oggi sede della Fondazione Manodori, che rappresenta l’attenzione al prossimo, nato nel Cinquecento dai monaci francescani per sostenere le classi sociali deboli.

E ancora ci sono le farmacie comunali riunite, nate dal municipalismo di primo Novecento e dal riformismo socialista e prampolinano che ha dato una forte impronta cooperativa alla nostra economia e che si preoccupò in primo luogo di sostenere malati e bisognosi, con la consapevolezza che il miglioramento delle condizioni di vita delle persone più povere era un obbligo, oltre che un beneficio per tutta la società.

E naturalmente siamo qui, nella bellissima restaurata Cattedrale in cui lei oggi entra, e nell’esperienza della Chiesa reggiana ed emiliana, ricca di carità, di doni, di opere.  Sopra a tutto, sopra  questa entrata, c’è la Madonna che ci protegge, e di cui lei ha chiesto la benedizione poco fa in Ghiara.

Al centro di questa cornice, lo spazio pubblico, la piazza, il mercato,  il frutto del  lavoro, la relazione, l’incontro tra le persone, lo scambio non solo di beni,  ma di idee, cultura e conoscenza. Uno spazio pubblico in cui crediamo, come città. Perché che sia una piazza, un teatro o un museo, una biblioteca, lo spazio collettivo mette a disposizione la bellezza e le opportunità per tutte le persone. Crediamo negli spazi pubblici come spazi di relazione e di identità, in cui la città diventa comunità di persone.  Le persone, una a una, come individui, ma anche come parte di una comunità. Queste sono al centro del nostro lavoro e, sono sicuro, saranno al centro del suo lavoro. Siamo impegnati perché Reggio Emilia possa essere una città che crede nell’intelligenza e nella compassione per risolvere i problemi della comunità.

 

LA CRISI, LA COESIONE, LA COLLABORAZIONE

Ci ha anticipato il suo desiderio di attenzione ai giovani, alle famiglie, agli anziani. Abbiamo una trasformazione sociale molto intensa a Reggio Emilia. Una grande quantità di  anziani, giovani che si cimentano con il problema del lavoro che anche a Reggio Emilia sta diventando un problema enorme, con più di 28 mila disoccupati.

Credo che lei abbia individuato già bene ciò di cui abbiamo bisogno. Abbiamo bisogno di educazione, cultura e convivenza.

Non ci rassegniamo, monsignor Vescovo, ad aspettare il nostro futuro. I reggiani sono tenaci, vogliono reagire perché ci siano più giovani laureati, più opportunità di lavoro, perché nessuno rimanga indietro in questa amata comunità.

Il problema del benessere della città non è un problema solo del sindaco e del vescovo o delle istituzioni, ma è un problema che riguarda tutti. E ciascuno di noi come cittadino ha il diritto dovere di farsi carico e di restituire cura e attenzione, così come l’ha ricevuta.

Da anni stiamo lavorando alla tenuta e coesione della città, contrastando una tendenza all’isolamento delle famiglie, organizzando punti di riferimento e di collaborazione nei quartieri, naturalmente con grande fatica e impegno, ma anche con importanti segni di ripresa.

In questa azione di rinnovamento, le parrocchie con le loro attività e  comunità,  sono uno dei perni su cui si basa la nostra città.

In questo impegno e lavoro  di rete, per l’istituzione pubblica che rappresento e per la città, il ruolo della Chiesa cattolica reggiana è imprescindibile ed è uno dei pilastri su cui si fonda la tenuta della città: è un dono, come un dono è il suo Vescovo.

Dalle scuole Fism  alla Caritas –  insieme alla quale proprio in questi giorni siamo al lavoro per l’emergenza freddo –  alle  mense del Vescovo, alle Case di carità fondate da don Mario Prandi, all’impegno dei Servi della Chiesa, c’è una chiesa reggiana vivissima. Per questo auspico che potremo continuare e approfondire quel proficuo rapporto di collaborazione, nel rispetto delle reciproche autonomie, che caratterizza da decenni Reggio Emilia, con i vescovi Baroni, Gibertini e Caprioli, che ricordiamo con stima e riconoscenza, e con la affettuosa presenza del cardinale Camillo Ruini.

Noi stessi, come lei ha detto rivolgendosi ai sacerdoti reggiani, siamo interessati ai cittadini reggiani, uno a uno.

IL DIALOGO TRA LE DIFFERENZE

La città del Tricolore è anche la città dei cento linguaggi differenti, cioè del riconoscimento della diversità come valore. E noi crediamo molto in questo concetto.

E mi è venuto in mente per la sua accoglienza, visto che lei ha fatto riferimento a don Giussani, che il  cardinal  Biffi nel 1987, durante il congresso eucaristico a Bologna, chiamò a parlare don Giuseppe Dossetti e proprio don Giussani. Perché – disse – nella Chiesa così come nella società, troppo spesso vi sono polemiche inutili e invece bisogna imparare a guardarsi  negli occhi, a  comprendersi, a capire che  la diversità è una ricchezza, nella Chiesa come nella società. E il cardinale diceva: “Dopo averli fatti incontrare ho lasciato Giussani e Dossetti soli per tre ore e  ho visto don Giussani uscire commosso”, perché aveva visto che don Dossetti aveva inserito anche la sua comunità nell’intenzione di preghiera costante.

Ecco, credo che questo dialogo, questa capacità  di riconoscere la diversità possa essere una delle caratteristiche della nostra comunità. Nelle persone, in questa piazza, nel Gonfalone comunale su cui sono rappresentati i santi Crisanto e Daria, due sposi, nella beata Vergine della Ghiara,  in tante immagini che accompagnano la storia di Reggio Emilia la Chiesa e la città si incontrano in un rapporto di autonomia, di collaborazione, di rispetto che ha reso questa comunità – almeno per noi – unica.

Grazie allora per averci in qualche modo già scelto, dicendo il suo sì a questo mandato,  e di nuovo benvenuto nella nostra città.

 

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