Città e forze sociali per la crescita e lo sviluppo del Paese

I giorni difficili

L’Italia vive una fase di grande difficoltà: la crisi economica e le tensioni sui mercati finanziari richiedono al nostro Paese uno sforzo straordinario per uscire da una situazione di grande preoccupazione per le famiglie, i cittadini, le imprese. In questi anni si è cercato di affrontare i rischi di instabilità principalmente intervenendo sui tagli alla spesa pubblica, soprattutto locale, con ripetute manovre che hanno penalizzato gli investimenti nelle città. Gli effetti sono stati molto pesanti: da un lato, molte imprese non hanno potuto realizzare interventi già programmati, finanziati e immediatamente realizzabili perchè bloccati dal patto di stabilità, dall’altro, i cittadini hanno dovuto rinunciare a numerosi servizi di welfare proprio nella fase più acuta della crisi, quando il bisogno di sostegno si è fatto maggiormente sentire. Nonostante questi sacrifici, i fatti hanno dimostrato che l’intervento sul solo lato dei tagli non è stato sufficiente a migliorare i fondamentali del nostro Paese e a rassicurare le preoccupazioni dei mercati. Senza una strategia di crescita sostenuta è impossibile migliorare la nostra posizione internazionale.

Le città, il cuore del Paese
Le città possono giocare un ruolo fondamentale per la crescita: è infatti nelle città che possono essere avviate azioni immediate e urgenti di sostegno allo sviluppo. Promuovere “cantieri” diffusi
nelle tante città del Paese può dare il senso di un progetto ampio e concreto, capace di mettere in moto le risorse di intere comunità, nella prospettiva di un rilancio dell’Italia. E’ nelle città che si
possono realizzare processi rapidi e solidi di innovazione sociale e nuovi investimenti produttivi.
Nelle città possono precipitare i disegni di politiche nazionali coerenti e al contempo riconoscersi le imprese e i cittadini che intendono partecipare a uno sforzo comune per il rilancio dell’Italia.
La forza del nostro Paese, a differenza di altre realtà internazionali, risiede proprio nelle città. I comuni italiani vogliono contribuire alla crescita e allo sviluppo dell’Italia, mettendo a disposizione il
proprio protagonismo locale, per un disegno generale del Paese.
Molte città si stanno già muovendo in questa direzione e molte persone con elevate competenze (amministratori, imprenditori, rappresentanti delle associazioni, cittadini) stanno cercando di
mettere a disposizione delle comunità il proprio talento e la propria passione. Tuttavia per loro è difficile sentirsi parte di un grande disegno collettivo. In una fase così difficile per tutti è necessario
valorizzare queste risorse così preziose per il nostro futuro e trovare una casa comune fuori da schieramenti e appartenenze, con il solo scopo di traghettare l’Italia verso un domani migliore.
Le città al centro di un patto per lʼItalia La proposta è quella di stringere un “Patto tra città e forze sociali, per la crescita e lo sviluppo del Paese”. In questa fase drammatica della nostra vita si tratta di unire le forze più sane ed attive e disegnare insieme un programma comune in questa direzione: un programma articolato su pochi progetti semplici, concreti e capaci di dare risposta alle esigenze più immediate che abbiamo davanti. Si tratta di liberare risorse e favorire investimenti fondamentali per mettere l’Italia nelle condizioni di competere sui mercati internazionali e al contempo di garantire quell’equità sociale
che i tagli alla spesa indiscriminati e lineari rischiano oggi di compromettere.

Le città possono mettere a disposizione molte proposte se si ha il coraggio di investire in un’innovazione dal basso capace di coinvolgere, in una grande sfida collettiva, le intelligenze e le competenze diffuse nei territori.

I progetti per il Paese
Il patto si articola in un programma costituito da cinque progetti Paese.


1. Le città ad alto potenziale di innovazione

L’Italia sconta un ritardo drammatico sul piano delle infrastrutture tecnologiche. Occorre investire rapidamente nella cablatura del territorio e portare la fibra ottica nelle nostre imprese e nelle nostre
case: un grande progetto Paese per rendere le nostre città capaci di affrontare le sfide della competizione internazionale non è più rinviabile. Le città possono mettere a disposizione la conoscenza del suolo, il fast tracking per le autorizzazioni amministrative necessarie; possono impegnare le proprie strutture tecniche a fornire dati, informazioni e studi fattibilità per la cablatura del territorio, assicurare il contributo delle multiutilities di loro proprietà; possono promuovere la partecipazione di partners locali e l’adesione delle comunità a un progetto così ambizioso per il Paese, eventualmente anche facendo ricorso alle leve fiscali a disposizione (tassa di scopo).
Allo stesso tempo le infrastrutture tecnologiche rappresentano solamente una condizione perché le nostre imprese possano investire in innovazione: sono un pre requisito importante, ma non sufficiente. Occorre che queste infrastrutture non siano autostrade nel deserto ma siano innervate da servizi ad alto valore aggiunto. L’Italia anche in questo ambito ha accumulato un grave ritardo.
E’ necessario stimolare e promuovere la nascita di nuove imprese o di nuovi business nei settori dell’economia della conoscenza ad alto contenuto tecnologico. Ogni città oggi ha embrioni di programmi per lo start up di imprese, ma spesso queste iniziative sono disperse, frammentate e di piccole dimensioni. Manca cioè, come avviene in altri contesti internazionali, un grande programma nazionale, riconosciuto e riconoscibile, capace di ottimizzare gli sforzi e attrarre i migliori talenti in un cono di luce visibile. E’ necessario cioè fare massa critica, anche sul piano simbolico e comunicativo e orientare le iniziative nell’ambito di un grande progetto Paese. Si tratta di coagulare gli sforzi già in atto e dare un disegno a frantumi dispersi. La proposta concreta è quella di affiancare a un piano di cablatura delle città, un programma nazionale per favorire lo sviluppo di imprese e business nel settore della new economy, partecipato dalle principali industrie del Paese e articolato in declinazioni operative e scelte settoriali differenti nelle diverse città, al fine di valorizzare le competenze distintive dei singoli territori. Il fermento diffuso di nuove infrastrutture e nuovi servizi, coagulato in un progetto Paese, può rappresentare una sfida importante e una prospettiva positiva (un sogno) verso il futuro per l’Italia che si sta avvicinando all’importante traguardo di Expo 2015 senza l’entusiasmo che un evento così importante richiederebbe.


2. Le città laboratorio di liberalizzazioni e semplificazioni.

Come noto l’Italia è uno dei Paesi a maggiore rigidità amministrativa. A fronte di molti tentativi e dichiarazioni di principio non sono molti i risultati raggiunti. Forse una delle ragioni può essere individuata nel fatto che la strada perseguita è sempre stata quella delle riforme dall’alto: interventi legislativi nazionali che spesso sono naufragati nell’attuazione locale, o perché mal concepiti in sede legislativa, o perché distanti dalle reali esigenze e priorità o perché disattesi da una scarsa partecipazione locale al disegno riformatore. Le città possono rappresentare una grande risorsa per invertire questa tendenza. La proposta concreta è quella di un grande programma nazionale per le liberalizzazioni e semplificazioni, sperimentato a livello locale anche in deroga alla normativa, attraverso una legge speciale da approvare in parlamento. Si tratta cioè di far partire dai diversi territori istanze e proposte di liberalizzazione e semplificazione, selezionare le ipotesi più interessanti e, prima di affrontare l’iter legislativo di semplificazione, realizzare, nei territori proponenti, sperimentazioni mirate, anche in deroga alle norme, sotto il controllo e il monitoraggio di un comitato garante nazionale. Una volta testate le sperimentazioni e valutati gli impatti si procederà all’intervento legislativo, trasformando in norme generali le esperienze di successo. In questo modo si potrebbero avviare nelle città italiane un consistente numero di laboratori sperimentali e giungere, in tempi ragionevoli, a un grande disegno di legge di liberalizzazioni e semplificazioni, partecipato e già testato dalle realtà locali che dovranno poi attuarle concretamente.


3. Le città in lotta contro lʼevasione fiscale

L’evasione fiscale è uno dei principali problemi del Paese sia sotto il profilo dell’impatto sui fondamentali macro economici, sia sotto l’aspetto, non meno importante, dell’equità sociale. Le città possono offrire un contributo fondamentale alla lotta all’evasione. E’ infatti nella vita quotidiana nelle città che questa avviene. Ill patrimonio di risorse a disposizione delle città per affrontare questo problema è molto  importante sia per quanto riguarda la capacità di controllo sociale, sia per quanto concerne la disponibilità di fonti informative utili a definire programmi mirati di accertamento. Le norme recentemente introdotte che incentivano i Comuni in questa direzione sono un importante strumento messo in campo. Tuttavia spesso ci si scontra con la difficoltà operativa dei Comuni ad acquisire importanti basi informative a disposizione di altri Enti nazionali e amministrazioni statali. In questo campo si tratta di definire protocolli di intesa più cogenti di open data tra amministrazioni locali, enti pubblici e amministrazioni statali in modo da mettere in grado i Comuni di migliorare la propria capacità di segnalazione all’Agenzia delle Entrate perché questa possa intervenire con accertamenti mirati. La strategia è quella cioè di rafforzare la capacità dei Comuni di accedere ed utilizzare le informazioni già disponibili presso altre amministrazioni al fine di coordinare e finalizzare la lotta all’evasione nel Pease.


4. Le città come luoghi della contrattazione del welfare.

I tagli ai fondi nazionali di welfare hanno messo in crisi le fragili architetture del welfare locale italiano, peraltro già distante dai livelli minimi richiesti dalla competizione internazionale. Fragili sistemi di welfare infatti determinano condizioni più difficili per la crescita lasciando al carico familiare l’onere della cura e sottraendo al sistema produttivo risorse importanti per lo sviluppo. L’assistenza e la scuola sono servizi minimi che le città devono assicurare se intendono giocare la propria partita in termini di attrazione degli investimenti e garantire ai propri cittadini condizioni necessarie di coesione. A fronte dei tagli ai fondi nazionali e di una crescente domanda di intervento si sta delineando una forbice che penalizza le famiglie, i lavoratori, il sistema produttivo.
Al contempo le imprese più evolute del Paese stanno sperimentando forme di welfare aziendale, consapevoli di questa carenza strutturale e nella prospettiva di assicurare ai propri lavoratori migliori condizioni di benessere. Tuttavia queste iniziative, seppure importanti faticano a iscriversi in un disegno di politiche di welfare locale, rimanendo episodi rinchiusi nella relazione di impiego della singola impresa. Portare la riflessione sul welfare aziendale dal luogo di lavoro, alla città, può rappresentare una strada importante per salvare le nostre scuole e i nostri servizi. Si tratta cioè di sperimentare un legame più stretto tra contrattazione territoriale sulle politiche pubbliche e contrattazione integrativa sui piani di welfare aziendale nei luoghi di lavoro. Trasformare cioè a tutti gli effetti, la responsabilità sociale d’impresa in una responsabilità verso la comunità, superando la visione filantropica e iscrivendola in un quadro contrattuale, può essere una sfida importante per il Paese. Un accordo nazionale in tal senso tra parti sociali e rappresentanza delle città può aprire una nuova stagione di concertazione territoriale e di contrattazione aziendale capace di uscire dal dilemma tra minori risorsi e bisogni crescenti.


5. Le città del sud, una risorsa per il Paese

Le città del sud possono rappresentare la vera risorsa per il Paese sia per le potenzialità che offrono in assoluto, sia per i margini di miglioramento conseguibili. Occorre mettere a fuoco una nuova strategia, più ponderata e mirata rispetto a quelle finora messe in campo. E’ necessario cioè uscire dalla idea di una generica “politica per il sud”. Il sud, come il nord, è fatto di molte realtà diverse, articolate, autonome e con bisogni, competenze e opportunità estremamente diversificate tra loro. Riconoscere ciò è un passaggio fondamentale per ipotizzare politiche differenziate e più coerenti con le specificità di territori molto diversi e distanti tra loro. In questa prospettiva due sembrano le esigenze di fondo. In primo luogo occorre riflettere sulle condizioni minime essenziali che le città devono offrire ai propri cittadini in termini di capacità di funzionamento e sulla base di questa analisi approntare urgentemente le condizioni minime di competitività. In secondo luogo occorre focalizzare le diverse competenze distintive e far partecipare ad armi pari le città del sud alla competizione internazionale. Valorizzare la posizione geografica delle nostre città è un asset decisivo negli scenari che si stanno aprendo sia con riferimento al nuovo scacchiere del nord Africa sia nelle relazioni economiche che si sono sviluppate verso oriente. Questa questione decisiva per lo sviluppo dell’Italia richiede da un lato, una chiara strategia geo-politica nazionale ed europea alla
cui definizione e attuazione le città del sud possono contribuire fattivamente, e dall’altro aver costruito le premesse perché le nostre città abbiano le condizioni minime di funzionamento per confrontarsi con le altre città europee del bacino del mediterraneo. Questo ambizioso disegno richiede un livello di approfondimento importante e una sede di confronto permanente per mettere a punto analisi e piani di intervento coordinati. La proposta operativa è quella di costituire una fondazione aperta alla partecipazione delle parti sociali e destinata a definire studi e programmi locali di intervento rivolte a valorizzare e innovare le città del nostro sud.


Il governo del patto

Il patto si articola in tre fasi.

La prima fase, di livello nazionale, riguarda la stesura del patto e la messa a punto dei cinque progetti operativi (risultati attesi, fasi, tempi e sistemi di governance per ogni progetto).

La seconda fase sarà dedicata alla concertazione da attuare a livello di città: nelle città, i sindaci e le parti sociali declineranno il patto nazionale in un piano di azione locale, capace di articolare i
progetti rispetto alle specifiche caratteristiche del territorio e alle esigenze delle città.

La terza fase riguarderà l’attuazione del patto. Questa fase richiede una forte collaborazione tra il centro e la periferia. Il livello locale sarà impegnato nelle azioni concrete di attuazione del patto, mentre il livello nazionale avrà il compito di supportare le città, di coordinare i lavori, monitorare e valorizzare le esperienze, coinvolgere gli amministratori e i soggetti del territorio, garantire una comunicazione nazionale, assicurare le utilità di crescita, scambio e confronto per le comunità di innovatori che si verranno a costituire. Questa sorta di raccordo tra autonomia territoriale e visibilità del disegno nazionale è la chiave
fondamentale per assicurare tre fattori critici di successo del patto: la concretezza locale degli interventi; il coinvolgimento attivo di una grande quantità di innovatori che sul territorio nazionale si muoveranno nella prospettiva di un disegno comune di crescita del Paese; la visibilità di un programma nazionale, che seppure realizzato tramite numerose esperienze locali consente di percepire una strategia unitaria e concreta per la crescita e la coesione dell’Italia.

(www.anci.it)

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