25 aprile in difesa della Costituzione

25 aprile 2010Un caloroso saluto ai partigiani e alle partigiane in piazza, quindi al Presidente emerito della Corte Costituzionale prof. Valerio Onida: lo abbiamo voluto a Reggio perché siamo innamorati della Costituzione, siamo partigiani della Costituzione e abbiamo pensato che oggi fosse lui la persona più adatta con cui celebrare questa festa.

Abbiamo chiamato la celebrazione di quest’anno “Vivere la memoria”. Oggi qui sul palco ci sono i giovani che con Istoreco sono andati a vedere i campi di concentramento, gli orrori i luoghi del nazifascismo. Hanno potuto vedere che il nazifascismo non è un’idea, ma un crimine contro l’umanità. Sono questi giovani la nostra speranza migliore per celebrare una memoria che non sia solo un ricordo, o un omaggio a chi si è sacrificato, ma una speranza che si rinnova.

Vogliamo ricordare ciò che è stato senza ambiguità, avendo rispetto per tutti, ma il rispetto per i caduti non è offuscamento della verità. Come ho già detto altre volte, c’era una parte giusta e una sbagliata, noi stavamo dalla parte giusta, altri dalla parte sbagliata. Il rispetto per le loro vite spezzate non ci deve portare a offuscare la verità.

I cittadini italiani sono coloro che rispettano la Costituzione
Abbiamo ospite in questi giorni in città l’ambasciatrice del Sudafrica, per i 40 anni di cooperazione internazionale con Reggio Emilia. Proprio il nostro grande sindaco, amatissimo sindaco Renzo Bonazzi, che abbiamo accompagnato in questi giorni con grandi onori e a cui va tutto il nostro affetto, con Giuseppe Soncini e con altri ci indicò la via: tutto ciò che succede al mondo, e nel mondo, riguarda anche noi, le nostre vite. “E’ successo a uno, è successo a tutti”, diceva Nelson Mandela nel suo discorso di insediamento come presidente del Sudafrica. Siamo qui a dire che quella battaglia dei nostri padri, dei nostri nonni, era la battaglia giusta, la battaglia per l’uguaglianza di tutte le persone, per il diritto di tutte le persone al lavoro, a costruirsi una famiglia, per il diritto a non essere giudicati per le proprie idee, né per il colore della pelle, come qualcuno oggi vorrebbe dirci.

Essere cittadini italiani non ha un significato di questo tipo: “Esser nati tutti a Reggio Emilia o a Varese”, ma vuol dire invece condividere i valori della stessa  Costituzione, della democrazia. Non significa avere la stessa religione, ma avere la stessa fede civile: sono due cose diverse. Proprio il fascismo voleva un’unica etnia, un’unica cultura, un’unica fede. L’uguaglianza però non significa annullamento delle diversità, ma rispetto delle diversità. Saper apprezzare la diversità come ricchezza.

A Reggio Emilia hanno pagato in molti per questo: migliaia di persone sono state colpite, prima di arrivare alla Liberazione, con la chiusura dei municipi, delle cooperative, delle sedi dei giornali. Abbiamo avuto tante sofferenze. Fu un sacrificio di gente comune, di istituzioni, di libertà che valse alla città l’altissima e dolorosa onorificenza della Medaglia d’oro al valor militare. Il presidente della Repubblica Luigi Einaudi la appuntò al nostro gonfalone sessant’anni fa, il 25 aprile 1950: “Memore di nobili secolari tradizioni – dice la motivazione dell’onorificenza – riaffermate nell’epoca del Risorgimento, la Città di Reggio Emilia ha saputo degnamente concludere un ciclo di lotte per la libertà e per l’indipendenza ed offrire alla Patria generoso tributo di sacrificio e di sangue”.

Questo riconoscimento è un riconoscimento al lavoro di tutti e riconosce il filo fortissimo che c’è sempre stato a Reggio Emilia: città del Tricolore, città della Resistenza, città della Costituzione.

La Costituzione ci piace così com’è
Per questo, in un momento così difficile per il Paese, di crisi economica mondiale, in cui anche nelle nostre città ci sono migliaia di famiglie in difficoltà, la cosa principale di cui occuparsi non è riformare la Costituzione.

Lasciatela così come è, la Costituzione, ci piace così come è! Pensiamo a risolvere i problemi concreti della gente, l’efficienza dei tribunali, della pubblica amministrazione, la vera autonomia nell’unità. E lasciate stare l’unità d’Italia! La Costituzione è garante di una Repubblica una e indivisibile. Ieri il presidente della Repubblica l’ha detto: certe uscite sgangherate non fanno bene al Paese. Reggio la città del Tricolore è stata tagliata fuori dai finanziamenti per i 150 anni dell’Unità di Italia. Ma non è questo che ci interessa. Ci interessa che l’unità nazionale del paese venga celebrata con orgoglio, che il Tricolore sventoli in ogni casa, che l’unità nazionale non sia mai messa in discussione da nessuna forza politica.

Legalità: il problema è la camorra, non Saviano
L’Italia deve essere libera e sicura. C’è ancora una battaglia importante da compiere ed è quella contro l’illegalità, contro le mafie. Per questo abbiamo chiamato i nostri amici delle cooperative sociali della Locride i nuovi partigiani di una lotta di liberazione verso coloro che tolgono il futuro ai loro figli, alla loro economia. Ancora una volta, se vogliamo occuparci del nostro Paese, dobbiamo occuparci di questo. Non facciamo polemiche contro Saviano, contro chi vuole fare una cronaca reale di questo Paese. E’ dalla verità che può nascere un futuro per il nostro Paese. Il problema non è Saviano, in questo Paese, il problema è la camorra!.

Ognuno sia responsabile della propria storia
Crediamo che Reggio Emilia, medaglia d’oro al valor militare, abbia ancora molto da dire a questo Paese sull’amore al Tricolore, alla Resistenza, alla Costituzione. Ringraziamo chi ci ha dato questa bella città, questa bella storia. La vogliamo conservare pulita, vera, sincera. La vogliamo conservare con orgoglio senza mai chinare la testa. Riconoscere i diritti e rispettare i doveri che ci riguardano. Vogliamo che ognuno si senta responsabile di costruire la storia di Reggio, la storia di questo grande Paese che è l’Italia. Viva la Resistenza, viva la Liberazione, viva Reggio Emilia.

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